Il nuovo rapporto pubblicato da ActionAid, elaborato insieme all’Osservatorio di Pavia e a B2Research, restituisce un’immagine nitida e inquietante dello stato delle relazioni di genere in Italia. Non si tratta di un’indagine su casi estremi o marginali, ma di un termometro culturale che misura cosa una parte significativa della popolazione maschile considera ancora tollerabile nei rapporti con le donne. Il risultato è un quadro che lascia poco spazio all’ottimismo.
Secondo la ricerca, un uomo su tre ritiene normale la violenza economica, ovvero il controllo o la limitazione delle risorse finanziarie della partner. Un dato che non riguarda soltanto aree geografiche o contesti sociali specifici, ma attraversa trasversalmente il Paese, confermando quanto questa forma di abuso, spesso invisibile e silenziosa, continui a essere sottovalutata, se non addirittura normalizzata.
Non meno allarmanti sono le percentuali relative alla violenza psicologica: uno su quattro tende a giustificare insulti, pressioni emotive e comportamenti manipolatori nel caso in cui ritenga che la donna abbia provocato la situazione. È un riflesso culturale profondo, che sposta la responsabilità dall’autore alla vittima e che, secondo gli esperti, rappresenta una delle radici più dure da estirpare nella lotta alla violenza di genere.
Il rapporto sottolinea un elemento che sorprende e preoccupa: le percentuali più elevate si registrano proprio tra Millennials e Gen Z. Non si tratta quindi di un retaggio di generazioni cresciute in contesti sociali più rigidi o tradizionali, ma di un fenomeno che continua a riprodursi anche tra i più giovani. Una contraddizione solo apparente, spiegano gli analisti, che evidenzia come la maggiore esposizione ai linguaggi digitali, ai modelli relazionali frammentati e alla cultura della performance possa contribuire a creare nuovi terreni per il controllo, la svalutazione e la prevaricazione.
ActionAid interpreta questi dati come un segnale che non può essere ignorato. La persistenza di stereotipi e giustificazioni attorno alle diverse forme di violenza, dalle più esplicite a quelle più sottili, richiede un intervento culturale profondo, capace di coinvolgere scuole, media, famiglie e luoghi di formazione. Il rapporto invita a considerare la prevenzione come un investimento strutturale: educazione affettiva, strumenti di riconoscimento degli abusi, programmi contro la dipendenza economica e campagne che rendano visibili i segnali premonitori di comportamenti tossici.
Lo studio mette infine in evidenza come la narrazione pubblica della violenza sulle donne continui spesso a concentrarsi sugli episodi più estremi, perdendo di vista il terreno quotidiano su cui questi atti trovano legittimazione. È proprio in quell’area grigia, fatta di frasi che minimizzano, giustificazioni ripetute e silenzi compiacenti, che la violenza si radica. Ed è lì che, secondo ActionAid, occorre intervenire con maggiore determinazione.
Il rapporto, pur nella sua durezza, non intende offrire un quadro rassegnato. Piuttosto lancia un monito: la trasformazione culturale è ancora lontana, ma può diventare possibile se affrontata non solo come emergenza, ma come responsabilità collettiva.
