Un semplice controllo su alcune scatole danneggiate si è trasformato in una delle operazioni più delicate e imponenti mai condotte negli ultimi anni dalla Questura di Catania. Dentro quei cartoni malconci, arrivati da pochi minuti in un hub logistico della città, non c’erano comuni articoli da consegnare: giacevano 1.500 ordigni artigianali, tra bombe carta e i cosiddetti palloni Maradona, dal peso complessivo di oltre 255 chilogrammi di esplosivo e un valore di mercato superiore a venticinquemila euro.
A far scattare l’allarme è stato un dipendente dell’azienda di spedizioni che, notando le scatole spaccate, ha intravisto etichette riconducibili a materiale esplosivo. Un’intuizione provvidenziale che ha impedito un potenziale disastro. All’arrivo degli artificieri della Questura, l’area è stata immediatamente isolata, trasformando in pochi istanti il frenetico centro logistico in un perimetro blindato.
Nel corso del sopralluogo gli specialisti hanno aperto gli scatoloni, ritrovandosi davanti una quantità di ordigni rudimentali mai intercettata prima in un singolo invio postale. Alcuni erano di dimensioni considerevoli, frutto di una costruzione artigianale priva di qualsiasi standard di sicurezza. Una volta messo in sicurezza l’intero carico, gli ordigni sono stati trasferiti in un luogo protetto, da cui sono poi stati accompagnati in una cava autorizzata per la distruzione immediata.
La potenza devastante del materiale sequestrato è stata confermata dagli stessi artificieri. In cava sono stati collocati dodici ordigni sotto massi di oltre trecento chilogrammi ciascuno. L’esplosione, ripresa in un video tecnico, ha disintegrato le rocce, lanciandone una a più di dieci metri di distanza e scavando un cratere di cinque metri di diametro. Un risultato che rende chiara la carica distruttiva dell’intero carico, qualora fosse esploso accidentalmente durante il trasporto o la consegna.
Gli investigatori sottolineano che gli ordigni sequestrati non rispettano alcun protocollo di sicurezza e possono generare accensioni imprevedibili, anche a catena. È questo il rischio più temuto: una reazione incontrollata che avrebbe potuto causare conseguenze gravissime per il personale del centro di smistamento e per chiunque si fosse trovato nelle vicinanze.
Il sequestro, oltre a mettere in luce una modalità di traffico particolarmente azzardata, apre interrogativi su una filiera clandestina capace di movimentare centinaia di chili di esplosivo attraverso canali apparentemente ordinari. Un allarme che gli investigatori intendono approfondire, mentre il tempestivo intervento della Polizia ha già evitato una potenziale tragedia.
