6 Ottobre 2026, martedì
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Cava abusiva a Castrocielo: disastro ambientale e sequestro di cinque ettari di terreno ad alto rischio

L’operazione dei Carabinieri di Aquino, coordinata dalla Procura di Cassino, ha portato al sequestro di un’area estrattiva riattivata illegalmente in una zona classificata a massimo rischio idrogeologico. Tre persone sono indagate per disastro ambientale e violazioni alle norme minerarie, edilizie e paesaggistiche.

Un paesaggio deturpato, un equilibrio fragile compromesso e una ferita profonda inferta al territorio. È il quadro emerso dalle indagini condotte dai Carabinieri della Stazione di Aquino (Frosinone), che nei giorni scorsi hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Cassino, su richiesta della locale Procura della Repubblica. Al centro dell’inchiesta, un’area di circa 5,37 ettari nel Comune di Castrocielo, teatro di un’attività estrattiva abusiva di materiale calcareo.

L’operazione è il risultato di un’intensa e mirata attività di controllo del territorio disposta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Frosinone, impegnato da tempo in un’azione sistematica di prevenzione e contrasto ai reati ambientali e paesaggistici.

Le indagini hanno portato alla luce una vicenda tanto grave quanto emblematica: tre persone — un uomo di 57 anni, un 51enne e una donna di 75 anni, tutti residenti a Castrocielo — avevano ripreso l’escavazione di materiale calcareo da una cava dismessa nel 2014, ignorando completamente le prescrizioni previste dalla normativa mineraria, edilizia e ambientale.

L’area in questione non è un terreno qualsiasi. Si tratta infatti di una zona classificata con indice di rischio “R4”, la più alta categoria prevista dalla normativa in materia di dissesto idrogeologico. In termini concreti, significa che il sito è altamente vulnerabile e soggetto a frane e alluvioni: un contesto in cui qualsiasi intervento non controllato può aggravare in modo irreversibile la stabilità del suolo.

Con il supporto del Nucleo Carabinieri Forestali di Cassino e la collaborazione di tecnici comunali, i militari hanno documentato un’attività di scavo di proporzioni rilevanti: il piano cava è stato abbassato di oltre cinque metri, alterando in modo permanente la morfologia del terreno. Le conseguenze sono state definite dagli investigatori come un vero e proprio disastro ambientale, fattispecie prevista e punita dall’articolo 452-quater del Codice Penale.

Le verifiche tecniche hanno inoltre rivelato che i proprietari dell’area avevano autorizzato l’utilizzo di mezzi meccanici per la movimentazione di grandi quantità di materiale calcareo, senza alcun titolo abilitativo. Un’attività sistematica, dunque, e non un’azione sporadica, condotta in violazione di ogni norma di tutela ambientale.

Alla luce di quanto accertato, i tre indagati sono stati deferiti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino per una serie di reati che vanno dall’estrazione abusiva di materiale minerario alle violazioni edilizie e paesaggistiche, fino al disastro ambientale.

L’intera area è stata posta sotto sequestro preventivo per impedire la prosecuzione dell’attività illecita e consentire ulteriori accertamenti tecnici volti a valutare l’effettiva entità del danno arrecato al territorio.

L’operazione di Castrocielo rappresenta un nuovo capitolo dell’impegno dell’Arma dei Carabinieri nella tutela dell’ambiente e nella salvaguardia del patrimonio paesaggistico del territorio frusinate. Un’azione costante e capillare, che mira non solo a reprimere gli illeciti, ma anche a difendere il fragile equilibrio di aree già messe alla prova dal rischio idrogeologico e dall’incuria dell’uomo.

Nel cuore della Ciociaria, il sequestro della cava abusiva diventa così il simbolo di una battaglia più ampia: quella per la legalità e per la protezione di un territorio che, una volta ferito, non sempre riesce a guarire.

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