5 Ottobre 2026, lunedì
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Caos nei cieli americani: lo shutdown paralizza i voli, stop al JFK di New York

La carenza di controllori di volo costringe la Federal Aviation Administration a bloccare temporaneamente il traffico aereo sul principale scalo della East Coast. Ritardi e disagi in numerosi aeroporti degli Stati Uniti, da Boston a Dallas.

Lo shutdown federale, che da un mese tiene in ostaggio buona parte delle istituzioni statunitensi, si abbatte ora sul cuore pulsante del sistema aereo americano. La Federal Aviation Administration (FAA) ha segnalato oggi gravi disagi nel traffico aereo in diverse aree del Paese, culminati con la sospensione temporanea dei voli all’aeroporto internazionale John F. Kennedy di New York, uno dei più trafficati al mondo.

La causa immediata è la carenza di personale nei centri di controllo del traffico aereo di New York, Indianapolis e Boston. Molti controllori, non retribuiti da settimane a causa della paralisi del bilancio federale, hanno scelto di non presentarsi al lavoro, aggravando una situazione già al limite. Di conseguenza, la FAA è stata costretta a rallentare le operazioni per motivi di sicurezza, imponendo limitazioni e sospensioni dei voli.

All’aeroporto LaGuardia di New York, l’altro grande scalo metropolitano, i passeggeri stanno affrontando ritardi che superano le due ore, con punte di 140 minuti. Disagi analoghi al Newark Liberty International, dove i tempi d’attesa si avvicinano alle due ore. La mappa dei ritardi si allarga anche a Boston, Dallas, Houston e Phoenix, a conferma di un sistema nazionale messo in ginocchio da una crisi senza precedenti.

Lo shutdown, iniziato un mese fa per lo scontro tra Casa Bianca e Congresso sul finanziamento delle agenzie federali, sta mostrando i suoi effetti più tangibili proprio nei settori dove la sicurezza e l’efficienza non ammettono pause. La FAA, costretta a operare con organici ridotti, tenta di garantire la sicurezza dei cieli americani, ma la pressione cresce di ora in ora.

Negli aeroporti regna la frustrazione: file interminabili ai check-in, cancellazioni improvvise, passeggeri bloccati nelle sale d’attesa. Le compagnie aeree cercano di contenere i danni, ma la carenza di controllori e tecnici rende ogni piano di emergenza un esercizio di equilibrio precario.

Il blocco del JFK, simbolo dell’apertura dell’America al mondo, è l’immagine più eloquente di un Paese che si ferma per mancanza di accordo politico. Mentre lo stallo a Washington continua, i cieli statunitensi si riempiono di ritardi, incertezze e tensione. E lo shutdown, da crisi istituzionale, diventa ora una questione concreta che pesa sulla vita quotidiana di milioni di cittadini e sull’economia del Paese.

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