6 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaCronacaRoma, ruspe al Casilino: lo Stato demolisce la villa abusiva del clan...

Roma, ruspe al Casilino: lo Stato demolisce la villa abusiva del clan Sinti Komarov

Avviate le operazioni di abbattimento di un edificio costruito illegalmente nel 2001 e trasformato in base per lo spaccio di droga. Il presidente del Municipio VI Nicola Franco: “Dopo anni di inerzia, lo Stato torna a far rispettare la legge e a colpire i forti dell’illegalità”.

È iniziata all’alba, nella periferia est di Roma, l’operazione di demolizione di una villa abusiva appartenente alla famiglia Sinti dei Komarov, in via Arzachena 32, nel quartiere di Finocchio, zona Casilino. L’edificio, costruito senza autorizzazioni nel 2001, era da tempo sotto sequestro e da anni considerato un punto nevralgico per lo spaccio di droga. L’intervento segna un nuovo capitolo nella lotta all’abusivismo edilizio e alla criminalità organizzata nelle aree più difficili della Capitale.

Sul posto un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine: polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza, polizia locale di Roma Capitale, vigili del fuoco con le ruspe, operatori dell’Ama per la bonifica, personale sanitario dell’Ares 118, tecnici dell’Acea e funzionari della Asl, insieme al personale del Gabinetto del Sindaco. Una presenza che testimonia la complessità dell’operazione e la volontà delle istituzioni di garantire che la demolizione avvenga in sicurezza e senza incidenti.

“Lo Stato avanza e si riappropria degli spazi che negli anni aveva ceduto”, ha dichiarato il presidente del Municipio VI delle Torri, Nicola Franco, che ha seguito di persona le operazioni. “Per quindici anni non sono state effettuate demolizioni di alcun tipo. Nell’ultimo anno, invece, siamo arrivati alla terza. È il segno che da quando siamo al governo di questo territorio, chi vive di illeciti e illegalità non avrà più vita facile. Lo Stato torna a fare il forte con i forti.”

La villa dei Komarov rappresentava un simbolo del degrado e dell’illegalità radicata nella zona. Secondo le autorità, l’immobile, edificato abusivamente su terreno comunale, era stato trasformato in una vera e propria base logistica per il traffico di stupefacenti. Su di esso pendeva un’ordinanza di demolizione sin dal 2001, rimasta per oltre vent’anni inattuata.

Il nome della famiglia Komarov è salito alle cronache per episodi di violenza e per legami con il mondo dello spaccio. Alcuni membri del clan erano stati coinvolti, all’inizio del 2024, nell’omicidio di Alexandru Ivan, il ragazzo di 14 anni ucciso a colpi di pistola a Monte Compatri nella notte tra il 12 e il 13 gennaio, un delitto che aveva scosso l’intera comunità dei Castelli Romani.

L’intervento odierno rientra in un piano più ampio di riqualificazione e legalità promosso dal Campidoglio e dal Municipio VI, che negli ultimi mesi ha intensificato i controlli sul territorio, puntando a restituire spazi pubblici alla collettività.

“Questo è un segnale chiaro – ha concluso Franco –: nessuno può pensare di costruire abusivamente, occupare il suolo pubblico o gestire attività criminali senza che lo Stato reagisca. Dopo anni di immobilismo, Roma sta recuperando terreno, e quartieri come Finocchio e Rocca Cencia devono tornare a essere luoghi di legalità e convivenza civile.”

Con la demolizione della villa dei Komarov, il Municipio VI segna un punto concreto nella battaglia contro l’abusivismo e la criminalità organizzata. Un’azione dal forte valore simbolico e politico, che vuole restituire ai cittadini la fiducia in un’amministrazione capace di far valere la legge anche nei luoghi dove, per troppo tempo, lo Stato è apparso assente.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti