6 Ottobre 2026, martedì
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Trump rivendica: «Sono stato io a fermare Netanyahu nella guerra di Gaza» 

Il presidente americano torna a parlare del conflitto in Medio Oriente e racconta i retroscena del suo rapporto con il premier israeliano.

Donald Trump torna a occupare la scena internazionale con una dichiarazione destinata a far discutere. In un’intervista concessa al Time — registrata il 15 ottobre e pubblicata oggi — Il presidente degli Stati Uniti ha raccontato di essere stato lui a convincere Benjamin Netanyahu a interrompere la guerra a Gaza. «Bibi, non puoi combattere il mondo. Puoi combattere battaglie individuali, ma il mondo è contro di te. E Israele è un posto molto piccolo rispetto al mondo», avrebbe detto Trump al premier israeliano, secondo il resoconto fornito dal settimanale americano. 

Il presidente, ha aggiunto che Netanyahu «avrebbe continuato, sarebbe andato avanti per anni» se non fosse intervenuto lui. Trump sostiene dunque di aver esercitato un ruolo decisivo nel contenere la campagna militare israeliana, spingendo Tel Aviv a una riflessione strategica nel momento in cui la guerra a Gaza minacciava di allargarsi a un conflitto regionale.

Durante l’intervista, Trump ha fatto anche riferimento a un episodio da lui definito un “errore tattico” commesso da Netanyahu «in Qatar», che tuttavia avrebbe avuto un effetto collaterale positivo. «È stato terribile — ha detto — ma in realtà, e l’ho detto all’emiro, questa è stata una delle cose che ci ha uniti tutti».  Le parole di Trump, che intrecciano considerazioni di politica estera e rivendicazioni personali, arrivano in un momento in cui il conflitto israelo-palestinese resta al centro delle tensioni globali. Da sempre orgoglioso del suo peso diplomatico in Medio Oriente — basti ricordare gli Accordi di Abramo firmati nel 2020 — il presidente coglie così l’occasione per riaffermare la propria centralità nella scena internazionale.  La sua versione dei fatti, tuttavia, non trova conferme ufficiali da parte del governo israeliano né di altre fonti diplomatiche coinvolte nei negoziati. Resta il tono tipicamente trionfale del racconto di Trump, che ancora una volta si presenta come l’uomo capace di influenzare le decisioni di leader stranieri e di piegare la geopolitica mondiale alla propria volontà. 

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