La Corte dei Conti lancia l’ennesimo allarme sugli squilibri territoriali che attraversano l’Italia. L’analisi contenuta nella Relazione sulla spesa sociale degli enti territoriali mette in luce un dato tanto noto quanto preoccupante: il sistema dei servizi sociali comunali continua a mostrare una netta frattura geografica, con valori di spesa pro capite estremamente variabili da regione a regione.
Secondo i magistrati contabili, vaste aree del Paese — in particolare nel Mezzogiorno — presentano livelli di spesa sociale “bassi e strutturalmente insufficienti”, proprio laddove le condizioni economiche e i bisogni sociali risultano più urgenti. Al contrario, le regioni con un tessuto economico più solido o con maggiori autonomie finanziarie, come quelle a statuto speciale, registrano una spesa pro capite significativamente più elevata.
La Corte sottolinea inoltre un altro elemento strutturale di fragilità: la netta prevalenza della spesa corrente rispetto a quella destinata agli investimenti. In altre parole, la gran parte delle risorse serve a mantenere in vita i servizi esistenti, ma ne resta ben poca per innovarli o potenziarli. Un equilibrio sbilanciato che, secondo i giudici contabili, “limita la capacità di rafforzamento e modernizzazione delle strutture sociali”, compromettendo nel lungo periodo la qualità e la sostenibilità del welfare locale.
La fotografia scattata dalla Corte dei Conti è quella di un welfare territoriale a più velocità, dove la protezione sociale dei cittadini dipende in misura determinante dal codice di avviamento postale. Un divario che rischia di allargarsi ulteriormente se non verranno attuate politiche di riequilibrio strutturale, capaci di garantire standard minimi uniformi su tutto il territorio nazionale e di stimolare nuovi investimenti in innovazione sociale.
Il richiamo della magistratura contabile si inserisce nel più ampio dibattito sulla coesione territoriale e sulla qualità della spesa pubblica: una questione che tocca non solo l’efficienza amministrativa, ma anche la tenuta stessa del principio di uguaglianza sostanziale sancito dalla Costituzione.
