Standard & Poor’s ha confermato il rating dell’Italia a “BBB+” con outlook stabile, ribadendo la fiducia nella solidità economica e nella sostenibilità dei conti pubblici del Paese. La decisione era attesa dai mercati e conferma la linea di continuità inaugurata ad aprile, quando la stessa agenzia aveva migliorato il giudizio sull’Italia, segnando una svolta nel clima di fiducia verso l’economia nazionale.
Il giudizio di S&P mantiene l’Italia due gradini sopra la soglia “junk” – quella dei titoli considerati speculativi – e arriva in un momento di relativa calma sui mercati obbligazionari. Il differenziale tra il Btp decennale e il Bund tedesco resta infatti stabile intorno agli 80 punti base, segno di un rischio percepito contenuto. Nella seduta di venerdì, lo spread ha chiuso in lieve rialzo, passando da 80,5 a 81,7 punti, con un rendimento in discesa ma inferiore alla riduzione registrata sui titoli tedeschi.
Il giudizio positivo delle agenzie di rating è sostenuto da due fattori chiave: la stabilità politica e il miglioramento dei conti pubblici. Secondo le più recenti stime contenute nel Documento di programmazione e finanza pubblica (Dpfp), il deficit tornerà quest’anno a orbitare intorno al 3% del Pil, un valore coerente con i parametri europei e segnale di una gestione più ordinata della spesa.
Il rinnovo del voto di fiducia da parte di S&P segue la decisione di Fitch, che nelle scorse settimane aveva confermato il proprio giudizio con prospettive altrettanto stabili. Si delinea così un quadro complessivamente rassicurante per i mercati e per il governo, che può contare su una maggiore credibilità internazionale nel percorso di riduzione del debito e di consolidamento fiscale.
Ora l’attenzione si concentra su Moody’s, che a maggio aveva confermato il rating dell’Italia a “Baa3”, appena un gradino sopra la soglia “non investment grade”, ma migliorando l’outlook da stabile a positivo. La prossima revisione sarà un passaggio cruciale per verificare se anche l’ultima delle tre grandi agenzie riconoscerà il progresso strutturale dell’economia italiana.
