5 Ottobre 2026, lunedì
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Crolla parte del tetto a Regina Coeli: nessun ferito, ma scatta l’emergenza strutturale

Cedimento improvviso all’interno dello storico carcere romano. Il capo del Dap, Stefano Carmine De Michele, accorre per un sopralluogo. Alcune aree dell’istituto sono state dichiarate inagibili. In corso la valutazione degli interventi urgenti.

Un cedimento strutturale ha colpito nelle ultime ore il carcere romano di Regina Coeli, dove una parte del tetto è crollata senza fortunatamente provocare feriti. A renderlo noto è il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap), che ha immediatamente attivato le procedure di emergenza, mentre il capo del Dap, Stefano Carmine De Michele, si è recato personalmente sul posto per un sopralluogo.

Il crollo ha interessato una porzione del tetto di uno dei padiglioni interni del complesso penitenziario, situato nel cuore del rione Trastevere, in un’area storicamente soggetta a criticità manutentive. Le cause dell’evento sono ancora in fase di accertamento, ma da una prima valutazione sembrerebbe trattarsi di un cedimento legato al deterioramento della struttura, aggravato da condizioni metereologiche sfavorevoli registrate negli ultimi giorni.

Nessun ferito, ma scatta l’inagibilità parziale dell’istituto

Il bilancio immediato, fortunatamente, non registra feriti tra il personale penitenziario o tra i detenuti. Tuttavia, il danno è tale da rendere inagibili alcune zone del carcere, il cui accesso è stato interdetto per motivi di sicurezza.

Gli ambienti coinvolti sono attualmente oggetto di verifiche tecniche da parte dei vigili del fuoco e dei tecnici del Dap, con il supporto di ingegneri strutturisti incaricati di valutare l’estensione e la gravità del danno. Non si esclude la necessità di evacuazioni temporanee o il trasferimento di parte della popolazione detenuta in altri istituti, qualora le condizioni di sicurezza non potessero essere garantite nell’immediato.

Sopralluogo urgente del capo del Dap

Stefano Carmine De Michele, alla guida del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria da inizio anno, ha effettuato un sopralluogo sul luogo dell’incidente per valutare personalmente la situazione e disporre i primi interventi. “Stiamo monitorando con la massima attenzione quanto accaduto a Regina Coeli – ha dichiarato – e stiamo valutando i necessari e urgenti provvedimenti da adottare per fronteggiare l’improvvisa emergenza venutasi a creare all’interno dell’istituto.”

De Michele ha incontrato sul posto anche la direzione del carcere, il personale tecnico e gli operatori della Polizia Penitenziaria, ai quali ha espresso solidarietà per il difficile momento. Il carcere, uno dei più antichi e simbolici del Paese, sconta da tempo condizioni strutturali al limite, aggravate da anni di interventi parziali e da una cronica carenza di risorse.

Regina Coeli, un carcere sotto pressione da decenni

L’episodio riporta sotto i riflettori le criticità infrastrutturali del sistema penitenziario italiano, con Regina Coeli come simbolo emblematico. Costruito alla fine dell’Ottocento, l’istituto ospita da tempo una popolazione detenuta ben superiore alla capienza regolamentare, in ambienti spesso giudicati inadeguati dagli stessi organi di vigilanza.

Non è la prima volta che il carcere romano finisce al centro dell’attenzione per problemi di natura strutturale o igienico-sanitaria. Nel corso degli anni, associazioni, sindacati e organismi di garanzia hanno più volte denunciato la vetustà degli impianti, l’usura delle celle e le condizioni generali di vivibilità per i detenuti e per il personale.

Il crollo del tetto, pur non avendo causato vittime, pone ora una questione di estrema urgenza: garantire la sicurezza immediata degli spazi e accelerare un piano di ristrutturazione complessiva, più volte annunciato ma mai pienamente realizzato.

Interventi attesi e cronica emergenza penitenziaria

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, nelle prossime ore, definirà un primo pacchetto di interventi per mettere in sicurezza le aree danneggiate, ma l’evento potrebbe riaprire anche il dibattito sulla necessità di un piano straordinario per l’edilizia penitenziaria, che riguardi non solo Regina Coeli ma l’intero sistema carcerario nazionale.

Da tempo il Ministero della Giustizia valuta l’opportunità di destinare fondi aggiuntivi per la manutenzione straordinaria degli istituti più vecchi, molti dei quali – come nel caso romano – si trovano in aree urbane densamente popolate e sono soggetti a vincoli architettonici che ne rendono difficile l’adeguamento.

Un segnale da non ignorare

L’assenza di feriti è senza dubbio un sollievo, ma il crollo avvenuto a Regina Coeli non può essere archiviato come un episodio isolato. È il sintomo di una situazione ormai insostenibile, che riguarda l’intero comparto penitenziario. Carceri sovraffollate, strutture obsolete, organici sotto pressione e risorse insufficienti rappresentano una combinazione esplosiva che rischia di compromettere non solo la sicurezza, ma anche la dignità delle persone coinvolte.

L’emergenza strutturale registrata a Roma deve trasformarsi in un’occasione di riflessione e intervento concreto. Il sistema carcerario non può più essere lasciato ai margini del dibattito politico e amministrativo: ciò che è accaduto a Regina Coeli ne è la prova più evidente.

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