6 Ottobre 2026, martedì
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L’Europa alza gli scudi sull’acciaio: dazi al 50% per difendere l’industria continentale

La Commissione europea presenta un piano per contrastare la concorrenza cinese e riequilibrare il mercato siderurgico: importazioni dimezzate a dazio zero e barriere tariffarie raddoppiate per l’eccesso di capacità globale.

L’Unione Europea torna a difendere il cuore pesante della propria manifattura: l’acciaio. Dopo mesi di allarme per la crescente pressione concorrenziale proveniente da Pechino, Bruxelles ha deciso di passare dalle parole ai fatti. La Commissione europea ha presentato un nuovo piano per tutelare l’industria siderurgica continentale dagli effetti dell’eccesso di produzione globale, in particolare di origine cinese.

A darne notizia è stato il vicepresidente dell’esecutivo comunitario, Stéphane Séjourné, con un annuncio via X (ex Twitter) destinato a far rumore nei mercati internazionali: “Questa è la nuova clausola di salvaguardia sull’acciaio. Questa è la re-industrializzazione dell’Europa”, ha dichiarato.

Nel dettaglio, il piano prevede di ridurre della metà le importazioni di acciaio a dazio zero, limitando quindi l’accesso agevolato al mercato europeo, e di raddoppiare i dazi sulle quote eccedenti, portandoli dal 25% attuale al 50%. Una misura che segna una svolta nella politica commerciale dell’Ue, tradizionalmente più cauta nell’utilizzo di strumenti protezionistici, ma oggi costretta a confrontarsi con una realtà di mercato sempre più sbilanciata.

L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, contenere gli effetti della sovraccapacità produttiva mondiale, che ha portato a un crollo dei prezzi e a una concorrenza spesso definita “sleale”; dall’altro, rilanciare la produzione interna e garantire condizioni di competitività e sostenibilità per i produttori europei.

Dietro la decisione, infatti, si nasconde una strategia più ampia di “reindustrializzazione verde” che la Commissione intende accelerare nei prossimi anni, in linea con gli obiettivi del Green Deal e della transizione ecologica. L’acciaio europeo, colonna portante delle filiere automotive, edilizia e infrastrutture, è chiamato a trasformarsi in un settore a basse emissioni e tecnologicamente avanzato. Ma per farlo, spiegano da Bruxelles, ha bisogno di regole del gioco più equilibrate.

La mossa dell’Ue è anche un segnale politico forte nei confronti di Pechino, che da tempo inonda i mercati mondiali con acciaio a basso costo, spesso prodotto grazie a sussidi di Stato. L’Europa, che importa circa 30 milioni di tonnellate di acciaio l’anno, ha visto aumentare significativamente la quota proveniente dalla Cina e da altri Paesi asiatici, con un impatto diretto sulle imprese europee e sull’occupazione del settore.

Con questo piano, Bruxelles punta dunque a restituire ossigeno a un comparto strategico che conta oltre 300 mila addetti diretti e un indotto che supera i due milioni di lavoratori. “Difendere l’acciaio europeo – ha sottolineato Séjourné – significa difendere la nostra autonomia industriale e il nostro futuro economico”.

La partita, tuttavia, non si chiude qui. Il provvedimento dovrà ora essere discusso con gli Stati membri e con i partner internazionali, a partire dall’Organizzazione mondiale del commercio, per evitare tensioni commerciali e possibili ritorsioni. Ma il messaggio politico è chiaro: l’Europa non intende più restare spettatrice passiva di fronte alle distorsioni del mercato globale.

Con l’annuncio della nuova clausola di salvaguardia sull’acciaio, Bruxelles inaugura una stagione di politica industriale più assertiva, segno di un’Unione che vuole tornare a essere fabbrica, e non soltanto mercato.

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