Il rientro degli attivisti italiani della Flotilla per Gaza ha riacceso i riflettori sulle tensioni in acque internazionali e sulle condizioni dei detenuti. Durante la conferenza stampa tenuta a Roma, Maria Elena Delia, portavoce del Global Movement to Gaza, ha annunciato che il team legale dell’organizzazione ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per il sequestro subito dagli attivisti e per l’attacco subito in acque internazionali.
Delia ha sottolineato come gli attivisti siano stati “detenuti illegalmente senza alcuna base giuridica, prelevati dalla Marina militare israeliana senza aver commesso alcun reato. Si tratta di sequestri, non di arresti, perché un arresto presuppone l’ipotesi di un reato. Durante la detenzione sono stati negati diritti basilari, inclusi accesso all’acqua, al cibo e ai servizi igienici”.
La portavoce ha inoltre chiarito che l’organizzazione non ha mai richiesto fondi al governo italiano per il rimpatrio: “Eventualmente la Global Sumud Flotilla è disposta a sostenere le spese dei voli di ritorno”, ha precisato, respingendo ogni insinuazione di oneri economici pubblici.
Tra i parlamentari rientrati a Roma figura il deputato del Partito Democratico Arturo Scotto, presente sulla Flotilla fino al 3 ottobre. Durante la conferenza stampa, Scotto ha lanciato un accorato appello per la liberazione di tutti i cittadini italiani ancora detenuti nelle carceri israeliane: “La pressione diplomatica deve essere massima e concreta”, ha affermato, sottolineando la necessità di trasparenza sui nomi dei 26 italiani coinvolti nel rimpatrio. “Non abbiamo ancora ricevuto la lista completa. È fondamentale che venga resa pubblica e che sia assicurata ogni forma di assistenza, anche al loro arrivo in Turchia”, ha aggiunto.
Il parlamentare ha ricordato che le imbarcazioni della Flotilla sono state fermate a 35 miglia da Gaza. “Quelle miglia che ci separavano dalla destinazione non sono state superabili perché il governo non ha esercitato una pressione reale per riaprire il corridoio umanitario, chiuso da anni. L’illegalità, in questo caso, non è stata dei partecipanti, ma di chi ha impedito alle barche di raggiungere Gaza”, ha denunciato.
Il senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti ha invece difeso il ruolo della mobilitazione popolare: “Chi sostiene che le piazze non servono mente. Le piazze ci hanno protetto, ci hanno difeso dall’ignavia dei governi”. Croatti ha rivolto un appello alla stampa e alla società civile affinché mantengano un fronte unito fino al completo rientro di tutti gli attivisti detenuti: “Finché l’ultima persona non tornerà a casa, non rivelerò altri dettagli su quanto accaduto. Dobbiamo proteggere chi è prigioniero illegalmente”.
Il senatore ha inoltre descritto alcuni momenti della detenzione, spiegando di essere stato “trascinato via da un furgone” senza alcuna possibilità di scelta. “Mi hanno portato via il passaporto, che mi è stato restituito solo in Italia. Abbiamo incontrato gli ambasciatori soltanto mezz’ora prima della partenza”, ha raccontato, sottolineando le difficoltà affrontate durante il sequestro.
La conferenza stampa ha così messo in luce sia le condizioni dei cittadini italiani coinvolti nella missione umanitaria sia la necessità di un intervento diplomatico deciso, ribadendo che la mobilitazione internazionale e l’attenzione pubblica rimangono strumenti fondamentali per garantire la sicurezza e il rientro dei prigionieri.
