6 Ottobre 2026, martedì
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Omicidio Cinzia Pinna, si stringe il cerchio su due possibili complici: si indaga su una donna e un amico milanese

L’inchiesta sull’uccisione della 33enne di Castelsardo si concentra ora sul ruolo di due persone vicine a Emanuele Ragnedda. I carabinieri del Ris al lavoro su auto e luoghi dell’occultamento. Spariti cellulare e bossoli.

Tre colpi di pistola al volto, uno mortale all’altezza dello zigomo, gli altri due di striscio. Così è morta Cinzia Pinna, 33 anni, originaria di Castelsardo, in provincia di Sassari. L’ha uccisa Emanuele Ragnedda, 41 anni, imprenditore vitivinicolo di Palau, che ha confessato di aver sparato alla donna nella sua tenuta, per poi portarne il corpo in un’area boschiva e lasciarlo tra i rovi. Ma gli inquirenti sospettano che non abbia fatto tutto da solo.

Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Tempio Pausania, si stanno ora concentrando sul possibile coinvolgimento di due complici: una donna, legata sentimentalmente all’indagato, e un giovane di 26 anni, amico milanese di Ragnedda. Entrambi sono formalmente indagati per favoreggiamento. Entrambi negano ogni addebito.

Tracce da cercare, tracce da nascondere

Oggi gli specialisti del Ris hanno avviato accertamenti approfonditi sui veicoli appartenenti a Ragnedda e all’amico milanese. L’obiettivo è chiaro: trovare eventuali tracce ematiche riconducibili a Cinzia Pinna, che potrebbero confermare l’ipotesi che il corpo della donna sia stato trasportato altrove dopo l’omicidio, o che la scena del crimine sia stata modificata o ripulita con la complicità di terzi.

Gli investigatori sospettano che Cinzia non sia stata lasciata nella casa in cui è stata uccisa. Il luogo dell’occultamento, un’area impervia poco distante dalla tenuta di Palau, è dove Ragnedda ha infine indicato ai carabinieri di cercare il cadavere. Nascosto tra la vegetazione, accanto al corpo sono stati trovati indumenti riconducibili alla vittima: pantaloni e biancheria.

Ma il contesto del ritrovamento, la dinamica della sepoltura frettolosa e l’assenza di alcuni elementi chiave, come i bossoli dell’arma usata e il cellulare della vittima, rendono concreta la pista del depistaggio. E alimentano il sospetto che l’imprenditore possa aver avuto aiuto.

I possibili complici: una donna e un amico

Secondo fonti investigative, la Procura starebbe vagliando con particolare attenzione la posizione della compagna di Ragnedda, una ristoratrice di San Pantaleo, e del suo amico 26enne, residente a Milano. I due – al momento indagati a piede libero – avrebbero avuto contatti con l’indagato nelle ore successive all’omicidio, e potrebbero averlo aiutato, in modo diretto o indiretto, a nascondere le tracce del delitto o a trasportare il corpo. Entrambi, ascoltati dagli inquirenti, hanno respinto con decisione ogni accusa, sostenendo di non aver avuto alcun ruolo nella vicenda.

Gli inquirenti, tuttavia, non escludono che possano emergere ulteriori elementi utili dalle perizie in corso, in particolare da quelle sul casolare all’interno della tenuta, dove si ritiene sia avvenuto l’omicidio. Gli accertamenti scientifici in quella zona potrebbero rivelare se qualcuno abbia materialmente aiutato Ragnedda a ripulire la scena o a rimuovere il corpo.

L’arma scomparsa, il cellulare che non si trova

Restano irrisolti due nodi fondamentali dell’inchiesta. Il primo è l’arma del delitto, mai ritrovata. Ragnedda avrebbe usato una pistola per uccidere Cinzia Pinna, ma finora non è stato possibile individuare né l’arma né i bossoli. Un dettaglio non secondario, che rende difficile la ricostruzione balistica e che potrebbe essere determinante per confermare le versioni fornite dall’indagato e da eventuali testimoni.

Il secondo elemento mancante è il telefono cellulare della vittima. Un dispositivo che, se ritrovato, potrebbe contenere informazioni cruciali: messaggi, chiamate, geolocalizzazioni. La sua sparizione, tuttavia, è ritenuta altamente sospetta e alimenta l’ipotesi di un’azione pianificata per cancellare tracce compromettenti.

Un caso che scuote il Nord Sardegna

L’omicidio di Cinzia Pinna ha scosso profondamente la comunità di Castelsardo e l’intero Nord Sardegna. Una giovane donna, madre, uccisa brutalmente da un uomo con cui aveva avuto una relazione, secondo le prime ricostruzioni, segnata da forti tensioni. La dinamica del delitto, la freddezza nella confessione e i tanti lati oscuri ancora da chiarire rendono il caso particolarmente complesso.

Gli investigatori procedono con prudenza, ma determinati ad accertare ogni responsabilità. Non si esclude che nei prossimi giorni possano emergere nuovi elementi utili a fare piena luce sul ruolo dei presunti complici, sul movente del delitto e sulle ultime ore di vita di Cinzia Pinna.

Un delitto che pone ancora una volta interrogativi pesanti sulla violenza di genere, ma che impone soprattutto risposte rapide, rigorose e fondate sui fatti. In attesa che la giustizia segua il suo corso, la Sardegna assiste con sgomento a una tragedia che lascia dietro di sé dolore, rabbia e troppe domande senza risposta.

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