5 Ottobre 2026, lunedì
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Gaza, Trump incontra Netanyahu: “Accordo di pace più vicino che mai”

Un piano in 20 punti proposto dagli Stati Uniti mira alla fine del conflitto, alla liberazione degli ostaggi e a una possibile deradicalizzazione della Striscia di Gaza. Gli USA e Israele propongono amnistie e il rilascio di prigionieri in cambio di pace.

Gaza, Trump vede Netanyahu: proposta Usa in 20 punti per fermare la guerra

L’incontro fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca segna un punto di svolta nelle trattative per la fine del conflitto in corso a Gaza. Durante la conferenza stampa successiva al colloquio, Trump ha dichiarato con ottimismo che gli Stati Uniti sono «più vicini che mai» a un accordo di pace per la Striscia, un’intesa che mira a fermare le ostilità, liberare gli ostaggi israeliani e garantire la sicurezza della regione. La proposta, articolata in venti punti, ha ricevuto il consenso di Israele e rappresenta un tentativo deciso di mettere fine alla guerra che sta martoriando Gaza, ma anche la sfida di affrontare uno dei conflitti più complessi e radicati al mondo.

La proposta, delineata da Washington e accettata da Tel Aviv, prevede l’istituzione di una “zona libera dal terrorismo” nella Striscia di Gaza, che dovrebbe diventare una regione completamente deradicalizzata e sicura, non più una minaccia per Israele o i suoi vicini. In cambio, Hamas, che attualmente detiene numerosi ostaggi israeliani, dovrà impegnarsi a una serie di condizioni che includono il cessate il fuoco e la fine delle ostilità. Il piano prevede una liberazione degli ostaggi israeliani nelle mani del gruppo islamista entro 72 ore dalla firma dell’accordo, indipendentemente dalle loro condizioni, che siano vivi o morti.

La proposta è chiaramente pensata come uno scambio di concessioni da entrambe le parti. In cambio della liberazione degli ostaggi israeliani, Israele si impegna a rilasciare 250 prigionieri palestinesi detenuti nelle sue carceri. La scelta di liberare questi prigionieri, molti dei quali sono associati a gruppi militanti palestinesi, è destinata a segnare un passo significativo verso la distensione delle tensioni. Tuttavia, questa misura non è priva di rischi: potrebbe provocare l’opposizione di chi considera i prigionieri palestinesi come detenuti politici o combattenti per la causa nazionale.

Un elemento cruciale del piano riguarda l’amnistia per i membri di Hamas che accetteranno di impegnarsi per la pace. Coloro che aderiranno al piano di coesistenza pacifica, smantellando le proprie armi e cessando ogni attività terroristica, non solo eviteranno il carcere, ma potranno anche godere di un’ampia amnistia che li riabiliterà nella società. L’accordo lascia aperta la possibilità che, chi lo desidera, possa lasciare Gaza e, se lo desiderano, ritornare liberamente. L’intenzione di Israele è di non occupare né annettere la Striscia, ma piuttosto di instaurare un nuovo ordine basato sulla sicurezza e sulla riconciliazione.

Nonostante la proposta statunitense sembri voler portare a un cambiamento radicale nella gestione della Striscia di Gaza, la sua attuazione comporterebbe sfide enormi. La Striscia di Gaza è da anni sotto il controllo di Hamas, un gruppo che ha rifiutato ripetutamente qualsiasi negoziato con Israele e che ha instaurato un regime autoritario, fortemente radicalizzato, con una forte componente ideologica che non si concilia facilmente con il dialogo e la pace. La proposta di una deradicalizzazione della regione è quindi una delle sfide più delicate e cruciali, e non è chiaro come potrebbe essere attuata concretamente. Hamas potrebbe non essere disposto a deporre le armi, considerandole essenziali per il suo controllo sulla Striscia e per la sua ideologia militante.

L’elemento dell’amnistia potrebbe incontrare forti resistenze, sia in Israele che tra la popolazione palestinese. In Israele, la liberazione di prigionieri palestinesi in cambio della pace potrebbe essere vista come una cessione di potere, mentre tra i palestinesi, l’idea di vedere i membri di Hamas ricompensati con l’amnistia potrebbe suscitare critiche, soprattutto da parte di chi considera il gruppo come un simbolo di resistenza contro l’occupazione israeliana.

In ogni caso, il piano prevede che nessuno sarà costretto a lasciare Gaza contro la propria volontà. Questo rappresenta un punto di rottura rispetto alle soluzioni di “trasferimento” che alcuni politici israeliani avevano ipotizzato in passato, facendo leva sulla necessità di “purificare” la Striscia dalle sue forze radicali. L’impegno degli Stati Uniti e di Israele è di non annettare o occupare Gaza, ma di garantirne la sicurezza con un accordo che preveda la fine delle ostilità.

L’approvazione di questa proposta da parte di Israele, sebbene positiva, non segna la fine delle difficoltà. Il piano deve ancora essere accettato da Hamas e dalle altre fazioni palestinesi, che potrebbero vedere in questo accordo una minaccia alla propria autorità. La posizione della comunità internazionale, e in particolare dei principali attori regionali come l’Egitto e la Giordania, sarà determinante per capire se l’iniziativa potrà avere successo. La comunità internazionale si interroga anche sulla capacità di Israele di mantenere il controllo della situazione in Gaza, una volta che le ostilità si saranno fermate, e di garantire che il nuovo ordine non si traduca in un ritorno alla violenza.

In definitiva, la proposta di pace degli Stati Uniti, che punta a un accordo negoziato in tempi brevi, rappresenta una possibilità concreta per fermare la guerra e stabilire una nuova condizione di sicurezza in Gaza. Ma la sua riuscita dipenderà non solo dalla risposta di Hamas, ma anche dalla volontà di Israele e della comunità internazionale di sostenere un processo che, seppur pieno di sfide, potrebbe dare vita a una nuova era di stabilità per la regione.

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