5 Ottobre 2026, lunedì
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Marche 2025, Acquaroli riconfermato presidente: «Ha vinto il lavoro senza sosta»

Il governatore uscente trionfa con oltre il 51% dei voti. Ricci si ferma al 45%. Affluenza in calo di dieci punti: ha votato un marchigiano su due.

Ancona – Francesco Acquaroli sarà alla guida della Regione Marche per un secondo mandato. Il presidente uscente, espressione di Fratelli d’Italia e sostenuto da tutta la coalizione di centrodestra, ha superato la soglia del 51% dei consensi, secondo i dati ormai consolidati delle proiezioni e dello scrutinio in corso, confermandosi alla guida della regione con un margine piuttosto netto.

Lo sfidante principale, Matteo Ricci, europarlamentare del Partito Democratico ed ex sindaco di Pesaro, sostenuto da una coalizione di centrosinistra che comprendeva anche il Movimento 5 Stelle, si è attestato poco sopra il 45%. Una distanza che, pur non rappresentando un crollo per la coalizione progressista, ribadisce la solidità del blocco di centrodestra nelle Marche, una delle regioni dove la destra ha consolidato il proprio radicamento negli ultimi cinque anni.

Meloni rivendica la vittoria: «Premiata la buona amministrazione»

La premier Giorgia Meloni ha commentato a caldo la rielezione del suo compagno di partito, parlando di una «vittoria del lavoro senza sosta» e di «un risultato che premia l’efficacia dell’azione amministrativa e il radicamento sul territorio». Per Fratelli d’Italia si tratta di un segnale politico significativo, in una regione simbolo del cosiddetto “cappotto” del centrodestra alle regionali del 2020, che aveva segnato la fine del lungo ciclo di centrosinistra al governo delle Marche.

Un test importante in chiave nazionale

Queste regionali rappresentavano anche un banco di prova per le coalizioni a livello nazionale, a pochi mesi dalle elezioni europee. L’esito marchigiano rafforza la posizione del centrodestra, che consolida il proprio consenso in una regione strategica, a cavallo tra l’Italia centrale e il versante adriatico. Allo stesso tempo, la prestazione di Ricci – che ha condotto una campagna molto visibile e radicata – testimonia che la coalizione progressista ha retto l’urto, ma non è riuscita a scalfire l’attuale equilibrio di forze.

Affluenza in calo: solo il 50,01% alle urne

A preoccupare, però, è il dato sulla partecipazione elettorale. Alle urne si è recato solo il 50,01% degli aventi diritto: in pratica, un marchigiano su due ha votato. Il calo è marcato rispetto al 2020, quando l’affluenza si era attestata al 59,7%. Quasi dieci punti in meno (per la precisione, -9,7%), che confermano una tendenza nazionale di progressiva disaffezione nei confronti delle consultazioni regionali, nonostante la crescente centralità delle Regioni nelle politiche pubbliche, soprattutto in materia di sanità, infrastrutture e fondi europei.

Confronto con la Valle d’Aosta

Un dato interessante emerge dal raffronto con la Valle d’Aosta, dove si è votato lo stesso giorno: lì l’affluenza è stata del 62,9%, un livello significativamente più alto. I primi risultati indicano una netta affermazione dell’Union Valdôtaine, accompagnata da un avanzamento delle forze di centrodestra. Un risultato che, anche se legato a un contesto politico autonomistico molto diverso, suggerisce dinamiche di partecipazione più vivaci in realtà regionali più piccole ma fortemente identitarie.

Acquaroli: «Continuità e concretezza»

Nel suo primo intervento dopo la riconferma, Francesco Acquaroli ha ringraziato gli elettori per la fiducia, sottolineando l’importanza della “continuità amministrativa” e del “lavoro concreto fatto sul territorio”. Ha promesso che il secondo mandato sarà caratterizzato da un rafforzamento delle politiche già avviate, in particolare in ambiti chiave come la ricostruzione post-sisma, la sanità territoriale e il sostegno al tessuto produttivo locale.

Ricci: «Onorato di aver condotto questa sfida»

Da parte sua, Matteo Ricci ha riconosciuto la sconfitta con toni istituzionali, ma senza nascondere l’amarezza: «Abbiamo condotto una campagna intensa, con grande partecipazione e proposte concrete. Ringrazio chi ci ha sostenuto e continueremo a lavorare per costruire un’alternativa». Il suo risultato personale – pur in una sconfitta – lo conferma come figura centrale nel campo progressista marchigiano, e non è escluso che possa continuare a giocare un ruolo di primo piano, anche a livello nazionale.

Una regione laboratorio per le sfide future

Le Marche si confermano dunque come un osservatorio privilegiato per comprendere le tendenze politiche del paese. Regione tradizionalmente “di mezzo”, geograficamente e politicamente, ha visto negli ultimi anni un’evoluzione significativa del proprio elettorato, con un progressivo spostamento verso il centrodestra. La riconferma di Acquaroli sancisce la maturità di questo processo, ma lascia aperti numerosi interrogativi sulle prossime scadenze elettorali e sulla capacità delle forze politiche di mobilitare un elettorato sempre più frammentato e disincantato.

In attesa dei dati ufficiali definitivi, il messaggio che emerge dalle urne è chiaro: gli elettori marchigiani, pur in numero minore rispetto al passato, hanno scelto la continuità. Ora spetta al presidente rieletto trasformare questo mandato in un’occasione di rilancio, consolidando le promesse fatte e affrontando con efficacia le sfide aperte.

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