6 Ottobre 2026, martedì
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Eredità Agnelli, colpo di scena in tribunale: spunta un testamento inedito dell’Avvocato

Margherita Agnelli deposita un documento del 1998 attribuito a Gianni Agnelli: potrebbe riscrivere gli equilibri del controllo sul gruppo. La società Dicembre al centro del confronto con gli Elkann. In parallelo, continua l’inchiesta penale sui presunti trust esteri.

TORINO – Una svolta inattesa riapre uno dei capitoli più delicati e complessi della storia economico-familiare italiana: l’eredità Agnelli. Durante l’udienza civile tenutasi oggi presso il tribunale di Torino, i legali di Margherita Agnelli hanno depositato un documento che potrebbe cambiare profondamente le carte in tavola: un testamento inedito attribuito a Gianni Agnelli, datato 20 gennaio 1998.

Si tratta, secondo quanto emerge dalle fonti vicine al procedimento, di un testamento olografo – ovvero scritto di pugno dal testatore – mai revocato formalmente e fino ad oggi sconosciuto alla pubblica evidenza. Un atto che, se riconosciuto autentico e valido, potrebbe avere un impatto diretto sulla struttura dell’assetto successorio del fondatore della dinastia, in particolare sulla distribuzione delle quote della società semplice Dicembre, snodo centrale del controllo del gruppo Agnelli-Elkann.

Il documento del 1998: una possibile ridefinizione degli equilibri patrimoniali

Del contenuto preciso del testamento depositato non sono stati resi noti i dettagli, ma gli avvocati di Margherita Agnelli lo definiscono «determinante» nel ridefinire la volontà successoria dell’Avvocato, con particolare riferimento alla destinazione delle partecipazioni nella società Dicembre.

Secondo la loro ricostruzione, il documento sarebbe stato per lungo tempo occultato e solo recentemente sarebbe riemerso, finendo tra gli atti anche dell’inchiesta penale in corso. La posizione di Margherita Agnelli – figlia unica dell’Avvocato – è chiara: se il testamento del 1998 fosse riconosciuto valido e non superato da altri atti successivi, potrebbe mutare in modo sostanziale l’attuale distribuzione del potere all’interno della cassaforte di famiglia.

La società Dicembre: la chiave del controllo sul gruppo

Fondata nel 1996, la società semplice Dicembre rappresenta l’architrave della struttura societaria che controlla Exor, la holding di diritto olandese attraverso cui la famiglia Agnelli detiene partecipazioni nei principali asset industriali, finanziari e sportivi del Paese – da Stellantis alla Juventus, da Ferrari a Louboutin.

Attualmente, le quote di Dicembre risultano così distribuite: John Elkann – presidente di Exor e nipote prediletto dell’Avvocato – detiene il 60%, mentre il restante 40% è equamente suddiviso tra i fratelli Lapo e Ginevra Elkann. Il nuovo testamento, se confermasse volontà differenti da quelle che hanno portato a questo assetto, potrebbe compromettere l’attuale equilibrio al vertice dell’impero familiare.

I precedenti: dalle schede manoscritte del 2003 alla “lettera di Monaco”

Fino a oggi, l’unico testamento ufficialmente noto di Gianni Agnelli era composto da tre schede manoscritte, aperte nel 2003 presso lo studio del notaio Franco Morone a Torino, pochi giorni dopo la sua morte. Quei documenti, tuttavia, non facevano riferimento diretto alle partecipazioni nella società Dicembre né stabilivano chiaramente la destinazione del controllo societario.

Un ulteriore elemento era rappresentato dalla cosiddetta “lettera di Monaco”, datata 1996, nella quale l’Avvocato avrebbe manifestato la volontà di indicare John Elkann come suo erede “morale” e successore alla guida del gruppo. Ma quella lettera – di cui esiste solo una copia e che non è mai stata depositata con valenza testamentaria – non ha valore legale vincolante, se non come indicazione d’intenti. E potrebbe oggi essere messa in discussione dalla nuova documentazione emersa.

Un contenzioso lungo e articolato: tra aula civile e inchiesta penale

Il deposito del testamento inedito si inserisce in un contesto già segnato da un contenzioso civile e penale di ampie proporzioni. Margherita Agnelli ha da tempo avviato una battaglia legale contro i suoi tre figli – John, Lapo e Ginevra Elkann – contestando la validità dell’accordo successorio firmato nel 2004, subito dopo la morte di Marella Caracciolo, vedova dell’Avvocato e madre di Margherita.

Secondo la figlia dell’Avvocato, tale accordo – che le avrebbe riconosciuto un valore patrimoniale definito in cambio della rinuncia a ulteriori pretese ereditarie – sarebbe stato concluso in assenza di piena trasparenza e con elementi non noti all’epoca dei fatti, tra cui la reale consistenza dei beni oggetto di successione.

In parallelo, è in corso un’inchiesta penale aperta presso la procura di Torino, che ipotizza reati di occultamento patrimoniale e frode fiscale. Al centro delle indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, vi sono alcune operazioni societarie condotte tramite trust esteri, veicoli fiduciari e società schermate. In questo contesto, risulta che John Elkann abbia recentemente versato circa 175 milioni di euro per chiudere il contenzioso fiscale con l’Agenzia delle Entrate, ammettendo di fatto alcune irregolarità nella dichiarazione di attività patrimoniali estere.

Il nodo giuridico: validità e impatto del testamento

A questo punto, il cuore della disputa si sposta sulla validità giuridica del testamento datato 1998. Gli accertamenti riguarderanno l’autenticità del documento, la sua coerenza con la normativa italiana in materia successoria e la possibile revoca da parte di testamenti successivi. In particolare, il diritto italiano riconosce piena validità ai testamenti olografi, purché siano interamente scritti, datati e firmati dal testatore. Ma la questione si complica alla luce del contesto familiare e patrimoniale internazionale in cui l’atto si inserisce.

Uno degli aspetti più delicati sarà l’eventuale trasmissione dei diritti patrimoniali da parte di Edoardo Agnelli – unico figlio maschio dell’Avvocato, morto nel 2000 – e della sua linea ereditaria. Il ruolo degli eredi di Edoardo, oggi minoritari nello scenario pubblico, potrebbe tornare in discussione qualora il nuovo testamento li menzionasse in modo diretto o implicito.

La questione fiscale: residenza e trust nel mirino

Un ulteriore elemento centrale nel contenzioso riguarda la residenza fiscale di Marella Agnelli al momento della sua morte, avvenuta nel 2019. Margherita Agnelli sostiene che la madre vivesse stabilmente in Svizzera, mentre secondo gli avvocati Elkann la sua residenza effettiva sarebbe rimasta in Italia. Questo punto è tutt’altro che secondario: dalla residenza fiscale dipende l’applicabilità del diritto successorio italiano e, soprattutto, le imposte da versare sul patrimonio ereditato.

Restano inoltre aperti gli interrogativi su alcune operazioni patrimoniali di grande complessità, tra cui l’istituzione di trust in paradisi fiscali e la presunta intestazione fittizia di beni immobili e mobiliari. Tutti elementi già emersi nell’ambito dell’inchiesta penale torinese, che il 27 ottobre vedrà un passaggio cruciale: il giudice per le indagini preliminari dovrà pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione avanzata dai legali Elkann.

Una disputa che ridisegna il racconto della dinastia

Al di là dei profili strettamente legali e fiscali, l’emersione di questo nuovo testamento riporta sotto i riflettori il nodo irrisolto del passaggio generazionale all’interno di una delle famiglie più influenti della storia economica italiana. La vicenda dell’eredità Agnelli, iniziata vent’anni fa con la morte del fondatore, oggi assume contorni nuovi e ancora più intricati.

Se il testamento del 1998 fosse riconosciuto valido, non solo la ripartizione delle quote societarie potrebbe subire un ribaltamento, ma verrebbe messa in discussione anche la narrazione, finora dominante, di una successione lineare e condivisa.

Quella che sembrava una transizione ordinata e pianificata da tempo si rivela invece come un campo ancora aperto, dove pesano segreti, documenti mai rivelati e rivendicazioni mai sopite. E dove il confronto tra diritto, affetti e potere non è affatto chiuso.

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