6 Ottobre 2026, martedì
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Torino, tensione al corteo pro-Palestina: scontri con la polizia sulla strada verso l’aeroporto di Caselle

Lanci di oggetti contro gli agenti, idranti e lacrimogeni per contenere l’assalto: bloccata la superstrada per lo scalo. Migliaia in piazza per il corteo organizzato da “Torino per Gaza” contro Israele.

Torino – La protesta pro-Palestina organizzata nel capoluogo piemontese ha vissuto momenti di alta tensione nel pomeriggio, quando alcune migliaia di manifestanti hanno cercato di forzare un blocco della polizia per raggiungere l’aeroporto Sandro Pertini di Caselle. Il tentativo ha provocato scontri violenti con le forze dell’ordine, schierate per impedire l’accesso allo scalo. La situazione è rapidamente degenerata in lanci di oggetti e cariche contenitive, mentre la superstrada per l’aeroporto è stata chiusa in via precauzionale.

Dal corteo al confronto con la polizia

La manifestazione, promossa dal coordinamento “Torino per Gaza”, è partita da piazza Crispi, nella zona nord della città, e ha visto la partecipazione di alcune migliaia di persone. Il corteo si è mosso in direzione dello scalo di Caselle, distante circa quindici chilometri, con l’intenzione dichiarata di raggiungerlo per bloccare simbolicamente i collegamenti aerei, come forma di pressione internazionale contro Israele e in solidarietà con la popolazione di Gaza.

Giunti alla periferia della città, poco prima dell’ingresso sulla superstrada per Caselle, i manifestanti si sono trovati di fronte a un imponente cordone di polizia, predisposto per impedire l’accesso all’infrastruttura strategica. Dopo alcuni minuti di tensione e appelli dal microfono – “Siete pregati di farci passare, lo chiediamo alla vostra umanità” – la situazione è precipitata.

Un gruppo di manifestanti ha iniziato a lanciare bottiglie di vetro, sassi, fumogeni, grossi petardi e torce contro gli agenti. Alcuni colpi sono stati sferrati utilizzando anche le aste delle bandiere palestinesi con cui sfilavano. La risposta della polizia non si è fatta attendere: gli agenti hanno fatto uso di idranti e lacrimogeni per respingere l’assalto e mantenere il blocco sulla carreggiata.

Il corteo si riorganizza, tentativi di aggirare il blocco

Di fronte all’impossibilità di forzare il blocco frontalmente, i manifestanti hanno annunciato attraverso gli altoparlanti l’intenzione di tornare indietro e tentare di raggiungere l’aeroporto da altre strade secondarie. Parallelamente, un altro gruppo, composto da circa un centinaio di attivisti in bicicletta, è riuscito ad accedere alla superstrada in direzione dello scalo.

Nel frattempo, un presidio di una cinquantina di manifestanti si è formato a Borgaro Torinese, località a circa metà strada tra Torino e l’aeroporto, con l’obiettivo di mantenere la pressione sul sistema dei trasporti. La situazione ha costretto le autorità a chiudere la superstrada in direzione Caselle, mentre l’accesso in direzione opposta, verso il capoluogo, è rimasto aperto solo fino alle uscite periferiche, per evitare il rischio di nuovi blocchi o incidenti.

Una protesta politica e simbolica: “Vogliamo fermare il genocidio”

Il corteo è stato convocato con l’obiettivo di denunciare la situazione nella Striscia di Gaza e sostenere pubblicamente la “Flotilla”, la missione internazionale di attivisti che cerca di far arrivare aiuti umanitari via mare bypassando il blocco navale imposto da Israele. Ma la mobilitazione ha avuto un tono marcatamente politico e accusatorio, come dichiarato dagli stessi organizzatori.

“A noi non basta che gli aiuti della Flotilla arrivino a Gaza, noi vogliamo che si fermi il genocidio e che venga fermata l’entità sionista di Israele”, hanno dichiarato i portavoce del coordinamento “Torino per Gaza” attraverso l’impianto audio portatile usato nel corteo.

L’intento, dichiarano, è di “alzare il livello della mobilitazione internazionale”, bloccando infrastrutture strategiche per costringere i governi occidentali, e in particolare quello italiano, a prendere una posizione più netta contro le operazioni militari israeliane.

Tensioni crescenti sul piano dell’ordine pubblico

L’escalation di oggi rappresenta uno dei momenti più critici di una protesta pro-Palestina che in Italia, come in altre capitali europee, ha assunto toni sempre più radicali nelle ultime settimane. Se da un lato il diritto alla manifestazione e la solidarietà con la popolazione civile di Gaza restano elementi centrali del dibattito pubblico, dall’altro la dinamica degli scontri, il tentativo di assalto a un’infrastruttura come un aeroporto civile e l’uso della violenza contro le forze dell’ordine pongono interrogativi sul confine tra dissenso legittimo e ordine pubblico.

A Torino, la Prefettura e la Questura avevano predisposto un piano di sicurezza già nelle ore precedenti, temendo proprio un tentativo di marcia sullo scalo aeroportuale. Il blocco degli accessi e l’intervento con idranti e lacrimogeni fanno parte delle misure previste per impedire che il corteo interferisse con il traffico aereo o mettesse a rischio la sicurezza di passeggeri e operatori.

Una protesta che si sposta su più fronti

Nonostante il fallito assalto frontale, gli organizzatori della manifestazione non sembrano intenzionati a fermarsi. Al momento, si registrano ancora movimenti in direzione di Caselle attraverso percorsi alternativi. La situazione resta fluida e monitorata costantemente dalle autorità, che temono il rischio di nuovi punti di frizione lungo la rete viaria secondaria o in prossimità dell’aeroporto.

Nel frattempo, il traffico verso lo scalo risulta fortemente condizionato. Alcuni voli registrano ritardi, mentre i passeggeri sono stati invitati a presentarsi con largo anticipo per evitare disagi causati dalla chiusura parziale delle vie d’accesso.

Un segnale politico che divide

La manifestazione di Torino rappresenta l’ennesimo episodio di un’ondata di proteste che, dal Medio Oriente, ha trovato eco anche in Europa e in Italia. Ma il tono degli slogan e le modalità adottate suscitano reazioni divergenti anche nel campo progressista: se l’appello alla pace e alla fine del conflitto a Gaza trova ampio consenso, l’attacco diretto a Israele come “entità sionista da fermare” e le azioni di blocco degli aeroporti vengono viste da molti come un terreno scivoloso, politicamente ed eticamente.

Per le autorità, il bilancio provvisorio della giornata è pesante in termini di gestione della sicurezza. Non risultano al momento feriti gravi, ma alcuni agenti sono stati colpiti da oggetti contundenti durante gli scontri. Non si escludono denunce per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti.

Il conflitto in Medio Oriente continua a riverberarsi anche nelle piazze italiane. E mentre la diplomazia internazionale fatica a trovare uno sbocco alla crisi, il fronte del dissenso – spesso composito e radicalizzato – porta il conflitto fuori dai confini e dentro le città europee. Come oggi a Torino, dove la protesta per Gaza si è trasformata in uno scontro diretto con lo Stato.

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