L’escalation in Medio Oriente conosce un nuovo e inatteso fronte. I raid israeliani hanno raggiunto lo Yemen, colpendo duramente la capitale Sana’a e altre aree del Paese. Secondo fonti Houthi, i bombardamenti avrebbero causato almeno 35 morti e oltre cento feriti. Altre fonti del movimento sciita, che controlla larga parte del territorio yemenita, parlano di nove vittime accertate e 118 feriti, ma il bilancio resta provvisorio: i soccorritori sono ancora impegnati nelle operazioni di ricerca tra le macerie.
Gli attacchi sarebbero la risposta diretta al lancio, nei giorni scorsi, di decine di droni verso Israele da parte delle milizie Houthi, considerate vicine all’Iran. L’intervento militare allarga così la dimensione regionale del conflitto, già infiammata dall’operazione israeliana condotta martedì a Doha, in Qatar.
Il raid in Qatar e le reazioni internazionali
L’operazione, denominata “Atzeret HaDin” (“Summit of Fire”), ha preso di mira il quartiere residenziale di Leqtaifiya, colpendo un presunto vertice politico di Hamas riunito per discutere le condizioni di un cessate il fuoco. Il bilancio ufficiale non è stato reso noto, ma l’impatto politico è stato immediato.
Il Qatar ha denunciato una “palese violazione del diritto internazionale” e un “atto vigliacco”, sottolineando come l’attacco abbia avuto luogo sul proprio territorio sovrano. Le condanne sono giunte anche da Italia, Germania, Gran Bretagna, Unione europea, Turchia, Egitto e Iran, che hanno avvertito del rischio di un’ulteriore spirale di violenza.
Negli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha espresso turbamento: “Non sono entusiasta, anzi sono molto turbato”, ha dichiarato, smentendo con un secco “No” di essere stato informato preventivamente da Israele. Tel Aviv ha confermato di aver agito unilateralmente, assumendosi la piena responsabilità dell’operazione.
Le Nazioni Unite hanno convocato d’urgenza una riunione del Consiglio di sicurezza, mentre cresce la pressione diplomatica internazionale per contenere l’escalation.
La Global Sumud Flotilla e l’incognita dei droni
Sul fronte del mare, la Global Sumud Flotilla ha denunciato un nuovo attacco subito da una delle proprie imbarcazioni, presumibilmente colpita da un drone. Nonostante le difficoltà, il movimento ha dichiarato di restare “risoluto e imperterrito”, annunciando la partenza imminente di un nuovo convoglio da Tunisi.
L’appello di Mattarella
In Italia, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto con parole nette: “È inaccettabile l’intenzione di espellere la popolazione a Gaza”. Un monito che riflette la crescente preoccupazione europea per l’impatto umanitario delle operazioni israeliane, sia nella Striscia che nei teatri esterni del conflitto.
Un conflitto sempre più regionale
Il bombardamento su Sana’a rappresenta un segnale ulteriore della regionalizzazione della guerra. Israele, colpendo nello Yemen, ha aperto un fronte che rischia di coinvolgere nuovi attori e complicare le già fragili prospettive diplomatiche. Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno dimostrato di poter estendere la propria capacità offensiva ben oltre i confini yemeniti.
In questo quadro, le cancellerie occidentali e mediorientali si trovano di fronte a una crisi che, di giorno in giorno, appare sempre meno confinata e sempre più destinata a ridisegnare gli equilibri geopolitici della regione.
