6 Ottobre 2026, martedì
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Francia, Macron sceglie Sébastien Lecornu nuovo primo ministro: ora la sfida è trovare una maggioranza per la legge finanziaria

Dopo la sfiducia a Bayrou, il presidente affida al ministro della Difesa un mandato esplorativo per costruire un’intesa parlamentare. Il passaggio di consegne previsto per mercoledì a mezzogiorno. Dure le reazioni delle opposizioni

Parigi-Con una decisione attesa ma tutt’altro che scontata, il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha conferito l’incarico di primo ministro a Sébastien Lecornu, attuale titolare del Ministero della Difesa. La nomina arriva all’indomani della sfiducia parlamentare che ha travolto François Bayrou, costretto a rassegnare le dimissioni dopo la perdita del sostegno dell’Assemblea nazionale. Lecornu, 39 anni, figura tra i fedelissimi dell’inquilino dell’Eliseo, e assume ora la guida di un governo chiamato a operare in un contesto parlamentare particolarmente fragile, con il difficile compito di avviare una fase di dialogo interpartitico finalizzata all’adozione della legge di bilancio per il 2026.

Un incarico con finalità politiche precise

Nel comunicato con cui l’Eliseo ha ufficializzato la nomina, si precisa che a Lecornu è stato affidato un mandato esplorativo: dovrà incontrare e consultare tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento per costruire un’intesa operativa, in vista dell’approvazione della finanziaria e delle “decisioni indispensabili per i prossimi mesi”. Solo al termine di questo ciclo di consultazioni, sarà compito del nuovo premier proporre la composizione del governo a Macron.

Il passaggio di consegne tra Bayrou e Lecornu è previsto per mercoledì alle ore 12, presso Palazzo Matignon, storica sede del primo ministro francese nel cuore di Parigi. L’insediamento di Lecornu arriva in un momento critico per l’esecutivo, alle prese con un consenso parlamentare eroso e un’opinione pubblica sempre più polarizzata.

Chi è Sébastien Lecornu

Già ministro dei Territori d’Oltremare prima di approdare alla Difesa, Lecornu è considerato un tecnico abile e politico leale, formatosi all’interno della macchina amministrativa francese. La sua ascesa ha seguito da vicino il percorso di Emmanuel Macron, del quale è stato consigliere e sostenitore sin dai primi anni dell’avventura presidenziale.

Conosciuto per le sue doti di mediatore e per la capacità di mantenere una linea istituzionale in contesti complessi, Lecornu dovrà ora confrontarsi con uno dei momenti più delicati della presidenza Macron, segnato da una crescente ostilità nei confronti dell’establishment centrista e dalla spinta propulsiva dei partiti d’opposizione, sia a destra che a sinistra.

Il contesto: una crisi politica che va oltre Bayrou

La caduta del governo guidato da François Bayrou, sfiduciato dall’Assemblea nazionale, ha messo in evidenza la fragilità della maggioranza presidenziale, già messa alla prova dalle turbolenze sociali, dalle proteste legate alla riforma delle pensioni e dalle difficoltà economiche. La scelta di Lecornu, dunque, rappresenta un tentativo di stabilizzazione, ma anche un messaggio chiaro: Macron non intende cedere il passo o anticipare le elezioni legislative, almeno non nell’immediato.

Le reazioni: opposizioni all’attacco

Le reazioni delle opposizioni non si sono fatte attendere. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha definito la nomina del nuovo premier “l’ultima cartuccia del macronismo”. In un post pubblicato su X, la deputata ha affermato: “Macron è rintanato nel suo cerchio ristretto di fedelissimi. Dopo le inevitabili elezioni anticipate, il primo ministro sarà Jordan Bardella”, evocando lo scenario di un successo travolgente dell’estrema destra qualora si andasse al voto.

Ancora più duro il commento di Jean-Luc Mélenchon, guida della sinistra radicale de La France Insoumise, che ha bollato l’operazione come “una triste commedia”. Secondo Mélenchon, Lecornu rappresenta “la continuità di un sistema esausto” e la nomina non sarebbe altro che un “escamotage per guadagnare tempo”, tornando a chiedere le dimissioni del presidente e l’apertura di un nuovo ciclo politico.

Prossimi passaggi: la finanziaria come banco di prova

Tutte le attenzioni ora sono puntate sulla legge finanziaria, che rappresenta non solo una necessità amministrativa ma anche un test politico cruciale. Lecornu dovrà trovare una maggioranza trasversale in grado di sostenere il bilancio nazionale, un compito particolarmente arduo in un Parlamento frammentato e dominato da rapporti tesi tra le forze politiche.

Non si esclude che, in mancanza di un accordo stabile, l’Eliseo possa essere costretto a fare ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione, che consente di approvare una legge senza voto parlamentare ma con il rischio di una nuova mozione di sfiducia. Sarebbe, tuttavia, una mossa politicamente rischiosa, che potrebbe accrescere ulteriormente il clima di sfiducia verso le istituzioni.

Macron tra resilienza e accerchiamento

L’operazione Lecornu si inserisce in una fase della presidenza Macron segnata da un crescente isolamento politico. Se da un lato il presidente mantiene saldo il controllo dell’Eliseo, dall’altro la sua capacità di influenzare gli equilibri parlamentari appare oggi fortemente ridimensionata. Il rischio per Macron è quello di trasformarsi in un “presidente minoritario”, costretto a navigare a vista in attesa di un riequilibrio delle forze o di un voto chiarificatore.

La nomina del nuovo premier è, quindi, una mossa calcolata ma ad alto rischio. La tenuta dell’esecutivo dipenderà dalla capacità di Lecornu di ricostruire un tessuto parlamentare lacerato e di portare a casa un bilancio senza lacerazioni. Una sfida che, per ora, si gioca tutta dentro i palazzi, ma che presto potrebbe spostarsi sul terreno elettorale.

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