Un atto d’accusa diretto, senza mediazioni né attenuanti. Sandro Ruotolo, europarlamentare e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico, ha diffuso una nota durissima sulla guerra in Medio Oriente, denunciando le responsabilità del governo israeliano e chiedendo misure immediate da parte dell’Europa.
“Quasi un milione di persone si sono mobilitate in Israele contro il piano di Netanyahu – scrive Ruotolo –. Una mobilitazione imponente, in un Paese che conta appena dieci milioni di abitanti: significa che un cittadino su dieci è sceso in piazza per chiedere la fine della guerra a Gaza e il ritorno degli ostaggi. Queste voci coraggiose vanno sostenute”.
Alle manifestazioni in Israele, Ruotolo contrappone la realtà quotidiana nei territori palestinesi, che definisce senza esitazioni “pulizia etnica” e “genocidio”: “Che Paese è quello che bombarda civili, scaccia famiglie, arma i coloni? A Gaza e in Cisgiordania non è guerra, è sterminio”.
L’europarlamentare denuncia inoltre l’uccisione di giornalisti come strategia deliberata per soffocare la verità: “Sono quasi 270 i reporter uccisi, per impedire al mondo di conoscere cosa accade”. Poi punta il dito contro l’uso della fame come arma di guerra: “Secondo i dati delle Nazioni Unite, quasi 1.800 palestinesi hanno perso la vita dal 27 maggio mentre cercavano aiuti e viveri, per lo più colpiti dall’esercito israeliano”.
Ruotolo richiama l’Europa alle sue responsabilità, ricordando che gli accordi con Israele sono vincolati al rispetto della clausola dei diritti umani: “Oggi quell’accordo è carta straccia. Netanyahu, ricercato dalla Corte penale internazionale, viene accolto da Trump come un alleato d’onore, mentre l’Europa volta lo sguardo dall’altra parte”.
Il parlamentare dem chiede quindi una svolta netta: “Per fermare Netanyahu servono sanzioni, l’embargo totale sulle armi e la sospensione immediata di ogni accordo commerciale con Tel Aviv. Perché quello che accade a Gaza è un buco nero che sta inghiottendo l’umanità”.
Un messaggio che, per toni e contenuti, segna una presa di posizione forte e destinata a far discutere anche all’interno dello stesso Partito Democratico, nel momento in cui il conflitto israelo-palestinese continua a dividere l’opinione pubblica e a pesare sugli equilibri della politica europea e internazionale.
