6 Ottobre 2026, martedì
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Muore a Pisa Marah, 20enne palestinese evacuata da Gaza: il suo corpo segnato dalla fame

Era arrivata in Italia due giorni prima con un volo militare nell’ambito dell’ultima missione umanitaria. Gravemente malnutrita, è deceduta all’ospedale di Cisanello. Nelle stesse ore, nuovi morti nella Striscia.

PISA – È morta nel pomeriggio di venerdì 15 agosto, presso l’ospedale di Cisanello a Pisa, Marah Abu Zuhri, vent’anni, originaria della Striscia di Gaza. Era arrivata in Italia appena due giorni prima, nella notte tra il 13 e il 14 agosto, a bordo di un volo sanitario militare organizzato dal governo italiano per l’evacuazione di civili palestinesi in condizioni critiche.

Il suo corpo, debilitato da mesi di privazioni, non ha retto. Secondo quanto riferito da fonti sanitarie, le condizioni cliniche della giovane erano gravissime sin dal suo arrivo, compatibili con un quadro avanzato di malnutrizione severa, tanto da richiedere il ricovero immediato all’ospedale pisano, specializzato nell’accoglienza di pazienti internazionali in situazioni complesse. Proprio la malnutrizione — ipotizzano i medici — sarebbe la causa del decesso, avvenuto poche ore dopo l’inizio delle cure.

L’arrivo in Italia con un volo umanitario

Marah era giunta in Italia su un C-130J dell’Aeronautica Militare, decollato dalla città israeliana di Eilat con a bordo altri pazienti palestinesi e i loro familiari, nell’ambito dell’ultima operazione di evacuazione coordinata dalla Farnesina in collaborazione con la Difesa e le autorità sanitarie. Lo scalo di arrivo era la base della 46ª Brigata Aerea di Pisa, già in passato punto di transito per operazioni analoghe.

Il ponte aereo da Gaza – operato in condizioni logistiche e diplomatiche estremamente delicate – ha l’obiettivo di offrire cure mediche a civili feriti o malati, soprattutto donne e bambini, che non possono essere trattati nelle strutture mediche della Striscia, ormai al collasso dopo mesi di guerra, assedio e bombardamenti.

Una vita spezzata dalla fame

Il nome di Marah, oggi, si aggiunge tragicamente a quello di centinaia di bambini e giovani morti per denutrizione a Gaza, dove la fame è diventata un’arma silenziosa e micidiale. Le agenzie delle Nazioni Unite hanno più volte lanciato l’allarme su una crisi alimentare ormai fuori controllo: secondo i dati più recenti, oltre il 90% della popolazione non ha accesso regolare a cibo sufficiente, e molti casi di malnutrizione acuta si registrano tra i più piccoli.

L’Italia ha attivato diverse missioni umanitarie, in raccordo con la Mezzaluna Rossa, l’UNRWA e le autorità egiziane, per portare aiuti e consentire il trasferimento di pazienti in condizioni disperate. Marah era una di loro. Aveva lasciato la Striscia — o meglio, ne era stata estratta con difficoltà — per cercare salvezza. Ma il suo viaggio si è concluso a Pisa, troppo tardi.

Gaza continua a morire

Mentre l’Italia piange la morte della giovane palestinese, la Striscia di Gaza continua a essere teatro di sangue e disperazione. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, nelle stesse ore della morte di Marah, nove civili palestinesi sono stati uccisi nei pressi di un centro di distribuzione di aiuti umanitari, in un nuovo episodio di violenza che conferma l’instabilità della situazione e la drammatica difficoltà nell’assistenza alla popolazione.

L’accesso umanitario resta estremamente limitato e spesso pericoloso: magazzini e convogli vengono colpiti durante le operazioni di distribuzione, rendendo quasi impossibile il lavoro delle ONG e delle agenzie internazionali.

L’appello degli ex ostaggi a Trump

Nel frattempo, in un video diffuso nelle ultime ore, un gruppo di ex ostaggi israeliani liberati da Hamas ha rivolto un appello diretto a Donald Trump, candidato alle presidenziali statunitensi del 2024, chiedendo che intervenga per “fermare la guerra” e sostenere una soluzione diplomatica. Il messaggio, che ha già fatto discutere, sottolinea il crescente peso politico e mediatico della crisi in Medio Oriente nella campagna elettorale americana.

La morte di Marah Abu Zuhri, pur lontana dal clamore delle bombe, racconta con straziante chiarezza cosa significa vivere — e morire — in un contesto in cui il cibo diventa un privilegio, l’evacuazione un’eccezione e la salvezza, spesso, un miraggio.

In un letto d’ospedale a Pisa, la guerra di Gaza ha fatto un’altra vittima. E il mondo, ancora una volta, osserva.

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