6 Ottobre 2026, martedì
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Gaza, la catastrofe umanitaria senza tregua: 21 morti in nuovi raid. Unicef: “Uccisi oltre 18mila bambini”

Nel silenzio assordante della diplomazia internazionale, la crisi a Gaza precipita. Raid israeliani, denutrizione infantile, carenze di aiuti e dichiarazioni istituzionali si intrecciano in un quadro drammatico e sempre più insostenibile.

Gaza, una catastrofe senza tregua. Nei più recenti attacchi israeliani condotti sulla Striscia, almeno 21 civili palestinesi hanno perso la vita. Dodici di loro si trovavano fuori in cerca di cibo, mentre tra le vittime si contano anche tre donne. È solo l’ultimo episodio in una sequenza ininterrotta di violenze che, secondo l’Unicef, ha causato dall’inizio del conflitto la morte di oltre 18mila bambini. Il dato, allarmante, corrisponde a una media di 28 minori uccisi ogni giorno: l’equivalente quotidiano di una classe scolastica, spazzata via.

A fornire i numeri è Ted Chaiban, vicedirettore generale dell’Unicef, rientrato da una missione di cinque giorni tra Israele, Cisgiordania, Gerusalemme Est e la stessa Gaza. “Gaza ora rischia seriamente la carestia”, ha dichiarato con toni preoccupati. Secondo i dati raccolti, una persona su tre nella Striscia trascorre giorni interi senza cibo, e la malnutrizione acuta ha ormai superato la soglia critica del 16,5% nella città di Gaza. Si stima che oltre 320mila bambini siano oggi a rischio di malnutrizione acuta, in uno scenario che, per l’agenzia ONU, supera le soglie tecniche che definiscono una carestia.

Nel frattempo, la risposta internazionale stenta a prendere forma concreta. L’inviato americano Steve Witkoff ha effettuato una visita a Rafah, nel sud della Striscia, per ispezionare un centro di distribuzione della Gaza Foundation. A margine della missione, l’ex presidente Donald Trump — oggi di nuovo protagonista nella politica estera repubblicana — ha dichiarato: “Witkoff ha avuto incontri fantastici con molte persone. L’incontro principale era sul cibo. Vogliamo dare da mangiare alla gente della Striscia”. Dichiarazioni dal tono umanitario, ma che si scontrano con le dinamiche politiche e logistiche estremamente complesse che ostacolano l’invio e la distribuzione degli aiuti.

Anche l’Italia si appresta a muoversi sul piano umanitario. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che a partire dal 9 agosto l’Italia lancerà un piano di aiuti alimentari da far giungere nella Striscia attraverso lanci aerei. Una misura che, pur nella sua urgenza, rivela l’impossibilità attuale di garantire un corridoio umanitario sicuro e stabile via terra.

La difesa israeliana, da parte sua, continua a rivendicare la legittimità delle proprie azioni militari nel contesto del conflitto con Hamas. Il presidente israeliano Isaac Herzog, in un colloquio istituzionale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha affermato: “Non uccidiamo indiscriminatamente”. Una dichiarazione volta a respingere le accuse crescenti provenienti da osservatori internazionali e organizzazioni per i diritti umani, che denunciano l’impatto sproporzionato delle operazioni militari sulla popolazione civile, in particolare su bambini e donne.

Ma i numeri – quelli di Unicef, delle ONG, degli ospedali al collasso – raccontano una realtà diversa. Una realtà in cui le parole diplomatiche faticano a trovare riscontro sul terreno. Con una popolazione civile priva di beni essenziali, assistenza medica e infrastrutture vitali, Gaza continua a precipitare in una crisi che sempre più osservatori qualificano come emergenza umanitaria senza precedenti in epoca contemporanea.

Mentre le bombe cadono su persone che cercano cibo e acqua, mentre intere generazioni vengono cancellate senza rumore, la comunità internazionale appare paralizzata da veti incrociati e dalla difficoltà di coniugare la sicurezza con il rispetto del diritto umanitario. Intanto, a Gaza, ogni giorno che passa è un giorno di troppo per chi sopravvive — e per chi non ce la fa.

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