A Praia a Mare, località balneare della costa tirrenica cosentina, l’estate 2025 sarà ricordata anche per l’introduzione di un’ordinanza che, nei fatti, impone un coprifuoco notturno ai minori di 14 anni non accompagnati. La misura, in vigore fino al mese di settembre, vieta ai giovanissimi di circolare tra le ore 00:30 e le 7 del mattino, salvo che siano accompagnati da un genitore o da un adulto esercente la potestà genitoriale. Una decisione drastica, che punta a garantire la quiete pubblica e a rispondere, secondo l’amministrazione comunale, a un crescente disagio sociale connesso alla presenza di gruppi di minori nelle ore notturne.
L’ordinanza, presentata come uno strumento di prevenzione e tutela dell’ordine pubblico, è stata firmata dal sindaco e rientra nella cornice delle prerogative comunali in materia di sicurezza urbana. Non è la prima volta che un provvedimento del genere viene adottato in Italia: si tratta di misure che ciclicamente riemergono nei mesi estivi, soprattutto in località ad alta densità turistica, dove l’intensificarsi della movida giovanile viene percepito come fattore di disturbo o potenziale rischio per l’incolumità dei minori stessi.
Una norma che colpisce la libertà dei minori, in nome della “quiete”
Secondo quanto dichiarato dagli uffici comunali, il provvedimento risponde a segnalazioni e lamentele da parte di residenti e turisti, preoccupati per schiamazzi notturni, atti di inciviltà e situazioni di degrado. Il coprifuoco, dunque, viene presentato come uno strumento per prevenire comportamenti antisociali e, al tempo stesso, per proteggere i minori da contesti potenzialmente pericolosi.
Ma la scelta di adottare un divieto generalizzato solleva alcune perplessità. Innanzitutto sul piano giuridico: la libertà di circolazione è un diritto costituzionalmente garantito, seppure con limitazioni specifiche in base all’età e alle esigenze di tutela. Tuttavia, vietare in modo assoluto la presenza in strada dei minori in determinate fasce orarie – indipendentemente dal comportamento individuale – rischia di spostare il tema dal piano della prevenzione a quello della restrizione generalizzata, che colpisce anche chi non ha compiuto alcuna infrazione.
La misura come segnale politico, non solo amministrativo
Nel linguaggio istituzionale, il coprifuoco viene spesso giustificato come uno “strumento educativo”. L’obiettivo dichiarato è quello di scoraggiare l’erranza notturna, evitare fenomeni di aggregazione incontrollata e contrastare comportamenti devianti. Tuttavia, l’adozione di provvedimenti di questo tipo ha anche un chiaro valore simbolico: invia un messaggio alla cittadinanza e, in particolare, al ceto medio urbano e turistico che chiede ordine, pulizia, tranquillità.
Non sorprende quindi che ordinanze simili trovino terreno fertile in territori a forte vocazione turistica, dove l’equilibrio tra svago e sicurezza viene considerato essenziale per l’immagine pubblica del luogo e per il benessere economico legato all’ospitalità. In questo senso, Praia a Mare si inserisce in una più ampia tendenza che vede la “sicurezza percepita” diventare una priorità politica, talvolta più della sicurezza reale.
Educazione o sorveglianza? Il confine sottile
Resta il problema del rapporto tra controllo e responsabilità educativa. Limitare la libertà di movimento dei minori può apparire come una risposta semplice a un problema complesso: quello dell’educazione civica, della socializzazione giovanile e della gestione dello spazio pubblico. Se i ragazzi tendono a riunirsi in strada, nelle ore serali o notturne, è anche perché mancano spesso alternative: spazi protetti, centri di aggregazione, attività culturali o ricreative pensate per loro.
In questo quadro, il rischio è che l’ordinanza finisca per alimentare una logica punitiva piuttosto che educativa, criminalizzando un’intera fascia d’età invece di coinvolgerla in percorsi di corresponsabilità. Non a caso, esperti in materia di politiche giovanili invitano da tempo a distinguere tra disagio e devianza, e a evitare risposte repressive che possono acuire il senso di esclusione sociale.
Un precedente pericoloso o misura di buon senso?
La domanda che inevitabilmente si pone è se misure di questo tipo rappresentino un precedente da estendere o da ridimensionare. In un’epoca segnata dalla crescente attenzione alla sicurezza urbana e al decoro, provvedimenti come quello di Praia a Mare possono sembrare un segnale di “buon governo”. Ma occorre valutare con attenzione gli effetti collaterali: il rischio di stigmatizzazione dei giovani, la deresponsabilizzazione delle famiglie, la delega alla forza pubblica di funzioni che dovrebbero essere svolte a livello educativo e sociale.
Soprattutto, bisogna domandarsi se questi strumenti siano davvero efficaci nel produrre i risultati sperati, o se si limitino a spostare il problema altrove, a rinviare la sua esplosione al termine della stagione turistica, quando i riflettori si spegneranno e le criticità torneranno a farsi sentire nei quartieri meno visibili.
Conclusione: la sicurezza non si impone, si costruisce
Praia a Mare, come molte altre località italiane, si confronta con le sfide di una stagione estiva in cui la convivenza tra residenti, turisti e giovani richiede equilibrio, mediazione e ascolto. L’ordinanza che vieta la circolazione dei minori non accompagnati nelle ore notturne è una risposta amministrativa forte, ma che solleva interrogativi culturali e politici non secondari.
In definitiva, una comunità sicura non si costruisce soltanto con i divieti. Richiede investimenti sociali, progettazione partecipata, alleanze educative. E soprattutto fiducia nei propri cittadini, anche nei più giovani, che meritano spazi, attenzione e rispetto – non soltanto limitazioni.
