Nel dibattito politico sul futuro della Rai si alza forte e chiara la voce del Partito Democratico. Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del partito, prende posizione in modo netto contro la proposta di riforma del Consiglio di amministrazione della Rai, presentata nei giorni scorsi dalla maggioranza di governo. Secondo Ruotolo, il testo base illustrato dal centrodestra rappresenta un vero e proprio stravolgimento dei principi di indipendenza e pluralismo che dovrebbero governare il servizio pubblico radiotelevisivo, allontanando ulteriormente l’Italia dagli standard richiesti a livello europeo.
“Altro che Media Freedom Act,” osserva Ruotolo, facendo riferimento al recente regolamento europeo approvato con l’obiettivo di rafforzare la libertà e il pluralismo dei media negli Stati membri. “Qui siamo lontanissimi dagli standard europei sull’indipendenza dell’informazione.”
Il nodo centrale della critica del Partito Democratico riguarda la nuova composizione del Consiglio di amministrazione. La proposta di riforma, infatti, prevede che sei consiglieri su sette vengano eletti direttamente dal Parlamento. Un meccanismo che, già alla terza votazione, consentirebbe l’elezione a maggioranza semplice: un dettaglio tutt’altro che marginale, perché significa che la sola maggioranza di governo – disponendo di numeri sufficienti – potrà eleggere l’intero consiglio, compreso il presidente della Rai, senza la necessità di un dialogo con le opposizioni o di un consenso più ampio.
Per Ruotolo, si tratta di una concentrazione di potere senza precedenti nella storia recente del servizio pubblico, che mette a rischio la sua funzione democratica. “È l’ennesimo colpo all’autonomia della Rai,” afferma, “un passo indietro rispetto al pluralismo, alla trasparenza e alla buona governance che l’Europa chiede con sempre maggiore insistenza.”
Il riferimento al Media Freedom Act non è solo formale. Approvato nel marzo 2024 dal Parlamento europeo, il regolamento stabilisce principi vincolanti per garantire che i media pubblici nei Paesi membri operino in modo imparziale, trasparente e indipendente dal potere politico. La riforma proposta dalla maggioranza italiana, secondo Ruotolo, viola lo spirito stesso di quella normativa e rischia di indebolire ulteriormente la credibilità della Rai come servizio pubblico autonomo.
La questione, tuttavia, non riguarda solo la governance, ma investe l’intero ruolo che la Rai dovrebbe svolgere nella società italiana: un’istituzione al servizio del cittadino, garante del pluralismo culturale e politico, e presidio di informazione indipendente. Secondo Ruotolo, con questa riforma si rischia di piegare l’azienda a logiche di controllo politico, snaturandone la funzione costituzionale e riducendo drasticamente la possibilità di offrire un’informazione libera da interferenze governative.
Non si tratta, dunque, di una semplice revisione amministrativa, ma di una scelta profondamente politica, i cui effetti potrebbero segnare a lungo il rapporto tra il servizio pubblico e la democrazia. La centralizzazione del potere di nomina in capo alla maggioranza di governo rappresenta, secondo il PD, una grave anomalia rispetto ai sistemi europei più evoluti, dove l’autonomia editoriale e gestionale dei media pubblici viene tutelata attraverso meccanismi di equilibrio e rappresentanza multipla.
In conclusione, la nota di Ruotolo assume il tono di un appello alla vigilanza democratica: “Una riforma come questa affossa ogni ambizione di rendere la Rai davvero indipendente e al servizio dei cittadini.” Un monito che invita a riflettere sulla direzione che il servizio pubblico sta per imboccare, in un momento storico in cui l’indipendenza dell’informazione non è solo una garanzia democratica, ma un bene pubblico da difendere con fermezza.
