6 Ottobre 2026, martedì
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Accordo sui dazi, Coldiretti Calabria: “Intesa meno gravosa, ma servono risorse europee per le filiere più esposte”

Il presidente regionale Franco Aceto commenta le nuove tariffe sull’export agroalimentare verso gli Stati Uniti: “Serve chiarezza sui prodotti a dazio zero. Il vino e l’olio d’oliva non possono essere esclusi”.

Il nuovo accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, che fissa al 15% le tariffe su una serie di prodotti agroalimentari, segna un parziale sollievo per il Made in Italy. Lo scenario iniziale, che prevedeva dazi fino al 30%, avrebbe infatti potuto provocare una perdita stimata di 2,3 miliardi di euro a danno sia dei consumatori americani sia delle filiere italiane d’eccellenza. Tuttavia, secondo Coldiretti Calabria, l’intesa non è priva di criticità e richiede ora un attento esame nei suoi dettagli operativi.

“L’accordo è senza dubbio migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale – osserva Franco Aceto, presidente regionale di Coldiretti – ma avrà effetti differenti a seconda dei settori. Occorrono risorse europee per sostenere le filiere più vulnerabili, come quella vitivinicola, già penalizzata dalla svalutazione del dollaro e da dinamiche di mercato complesse”.

Uno degli snodi cruciali resta la lista dei prodotti che potranno beneficiare dell’esenzione dai dazi. “Attendiamo di conoscere nel dettaglio quali referenze saranno effettivamente a dazio zero – aggiunge Aceto –. È fondamentale che Bruxelles lavori per includere prodotti strategici come vino e olio d’oliva, che rappresentano il cuore dell’identità agroalimentare calabrese ed italiana. La nostra agricoltura ha investito molto nella qualità certificata e va tutelata con strumenti adeguati”.

Oltre al tema delle tariffe, Coldiretti solleva una questione di principio che tocca direttamente il modello produttivo europeo. “Non possiamo accettare – ribadisce l’organizzazione – l’importazione di alimenti che non rispettano i medesimi standard sanitari, ambientali e sociali richiesti alle nostre imprese. L’Europa deve continuare a difendere con determinazione il sistema delle Indicazioni Geografiche, pilastro del nostro patrimonio culturale e leva competitiva sui mercati internazionali”.

Il timore, infatti, è che un accesso semplificato al mercato europeo da parte di prodotti meno controllati possa compromettere la fiducia dei consumatori e minare la sostenibilità economica delle aziende italiane. Da qui, l’appello a una strategia di lungo periodo per valorizzare il vero Made in Italy.

“Negli Stati Uniti il fenomeno dell’italian sounding continua a causare danni ingenti, con perdite annuali stimate in oltre 40 miliardi di euro – conclude Aceto –. Occorre rafforzare la promozione delle produzioni autentiche e contrastare le imitazioni che sfruttano l’immagine dell’Italia senza alcun legame con i nostri territori. L’obiettivo resta quello di consolidare la sovranità alimentare e rilanciare, con determinazione, le nostre filiere d’eccellenza”.

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