6 Ottobre 2026, martedì
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Fiducia in chiaroscuro: consumatori in lieve ripresa, imprese in affanno

A luglio migliora leggermente l’ottimismo delle famiglie italiane, mentre il morale delle imprese mostra segnali di indebolimento, soprattutto nei servizi e nelle costruzioni

Nel mese di luglio 2025, il clima della fiducia in Italia si presenta con due volti distinti. Da un lato, i consumatori sembrano recuperare un briciolo di ottimismo; dall’altro, il sistema delle imprese manifesta un nuovo, seppur contenuto, peggioramento. A fotografare questo scenario è l’Istat, che segnala un modesto rialzo dell’indice di fiducia dei consumatori, salito da 96,1 a 97,2, a fronte di un lieve calo dell’indice composito di fiducia delle imprese, sceso da 93,9 a 93,6.

Famiglie timidamente più fiduciose sul fronte personale, meno sull’economia generale

Nel dettaglio, la crescita dell’indice tra i consumatori si deve soprattutto a un miglioramento delle valutazioni sulla situazione personale. Gli italiani sembrano avere percezioni più positive sia sulle condizioni attuali che su quelle future del proprio nucleo familiare. Tuttavia, questo cauto ottimismo non si estende al contesto economico generale, dove le aspettative restano prudenti e, anzi, leggermente peggiorate. Il clima resta dunque sospeso tra una maggiore fiducia nelle proprie risorse e una persistente incertezza sulle prospettive del Paese.

Segnali contrastanti tra i settori produttivi

Diversa la dinamica registrata nel mondo produttivo, dove la fiducia complessiva registra una lieve flessione. Il panorama, però, è tutt’altro che omogeneo. La manifattura mostra una timida ripresa, con l’indice che passa da 87,3 a 87,8, segno che alcune aspettative sulle produzioni e sugli ordini futuri stanno lentamente migliorando. Va ancora meglio al commercio al dettaglio, che registra un balzo significativo da 102,0 a 105,8, probabilmente sostenuto dai saldi estivi e da una domanda interna in lieve risalita.

Non mancano però le ombre. Nei servizi di mercato, l’indice scende da 95,5 a 93,7, segnalando una perdita di slancio in un comparto che aveva dato segnali di ripartenza nei mesi precedenti. Anche il settore delle costruzioni mostra un rallentamento dell’ottimismo, con un calo dell’indice da 103,4 a 102,4, in un contesto ancora segnato da incertezze normative e da difficoltà di approvvigionamento.

Un equilibrio ancora instabile

Il quadro tracciato dall’Istat restituisce l’immagine di un’economia che si muove a piccoli passi, sospesa tra segnali di ripresa e fattori di freno. Le famiglie sembrano riprendere fiducia, ma restano caute, mentre le imprese appaiono più esposte alle turbolenze settoriali e a un clima generale di incertezza. Una fotografia in chiaroscuro, in cui ogni piccolo segnale positivo resta fragile, ma non privo di significato.

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