La diplomazia internazionale torna a muoversi su più fronti, tra tentativi di riavvio del dialogo sul nucleare iraniano e una rara apertura politica nei Territori palestinesi.
Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche a Sky News Arabia — notizia ripresa anche dall’agenzia russa Tass — il prossimo 27 luglio, a Ginevra, si terranno colloqui tra l’Iran e i Paesi dell’E3 (Francia, Germania e Regno Unito) per discutere del dossier nucleare. L’incontro segna un nuovo tentativo di rilanciare il dialogo in un momento di stallo, dopo anni di tensioni e negoziati interrotti, aggravati dalla fine dell’accordo JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) e dai ripetuti arricchimenti dell’uranio da parte di Teheran.
In parallelo, arriva un annuncio significativo anche dalla Palestina. Per la prima volta dal 2006, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, ha comunicato l’intenzione di indire elezioni per il Consiglio nazionale palestinese (CNP), il parlamento dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Le elezioni, ha detto Abbas, si terranno entro la fine del 2025, e il nuovo Consiglio sarà composto da 350 membri, di cui due terzi rappresenteranno la popolazione residente nei territori palestinesi, mentre un terzo sarà espressione della diaspora.
Il Consiglio nazionale palestinese, pur avendo oggi un ruolo più simbolico che operativo, conserva un valore storico e politico importante. In passato, rappresentava la voce unica del popolo palestinese sulla scena internazionale. Oggi, con il progressivo consolidamento dell’Anp come ente di autogoverno, il CNP ha perso centralità, ma l’annuncio di nuove elezioni viene interpretato come un tentativo di rilanciare la legittimità politica di Fatah e della stessa Autorità, sempre più isolate e impopolari sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza.
Nel frattempo, proprio da Gaza arrivano dati sempre più tragici. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, dal 7 ottobre 2023 a oggi il bilancio delle vittime nella Striscia è salito a 58.895 morti e 140.980 feriti, a causa del conflitto in corso. Numeri che confermano una crisi umanitaria senza precedenti, sullo sfondo di un contesto politico sempre più fragile.
Mentre a Ginevra si cerca di riaprire un varco nel dialogo tra l’Iran e l’Occidente, e nei territori palestinesi si tenta un timido ritorno alle urne, il Medio Oriente resta un mosaico complesso, segnato da tensioni irrisolte, ma anche da segnali – deboli ma cruciali – di possibile cambiamento.
