6 Ottobre 2026, martedì
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Morte di Alex Marangon: confermata l’assunzione di sostanze psicotrope. La Procura valuta nuove ipotesi di reato

La relazione dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste conferma la presenza di cocaina e derivati dell’ayahuasca nel corpo del 25enne di Marcon. La pista dell’omicidio potrebbe cedere il passo a quella di una morte collegata alla cessione di stupefacenti.

Il caso Marangon: accertata la presenza di droghe nei fluidi corporei. Gli inquirenti rivedono il quadro investigativo

È un passaggio decisivo quello che emerge dalla relazione tecnica redatta dagli esperti dell’ospedale pediatrico e universitario “Burlo Garofolo” di Trieste in merito alla morte di Alex Marangon, il giovane di 25 anni originario di Marcon (provincia di Venezia), trovato privo di vita il 2 luglio 2024 sul greto del fiume Piave, in località Vidor (Treviso).

Gli esami tossicologici sui fluidi corporei del ragazzo – analisi attese con grande attenzione dalla Procura competente – hanno evidenziato la presenza di sostanze psicotrope, in particolare cocaina e componenti riconducibili all’ayahuasca, un decotto psicoattivo di origine sudamericana. Quest’ultima, secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti, sarebbe stata assunta da Marangon nell’ambito di un rituale sciamanico a cui avrebbe preso parte quattro sere prima della sua morte, in compagnia di un gruppo di persone che aveva recentemente conosciuto.

L’ayahuasca e il contesto del rituale

L’ayahuasca è una miscela a base di piante amazzoniche contenente DMT (dimetiltriptamina), una potente sostanza allucinogena. Tradizionalmente usata da sciamani e guaritori dell’America Latina in contesti cerimoniali, la sua diffusione negli ultimi anni ha attirato anche l’interesse di gruppi alternativi e spirituali in Europa, spesso al di fuori di contesti clinici o controllati. Sebbene in alcuni Paesi la sostanza venga tollerata in contesti rituali, in Italia la sua presenza – o l’assunzione di DMT – rientra nella normativa sulle sostanze stupefacenti vietate.

Secondo quanto emerge dalle testimonianze raccolte, Marangon avrebbe partecipato al rito di sua spontanea volontà. Non risulterebbe, allo stato attuale, che il ragazzo fosse un consumatore abituale di droghe, ma sono ancora in corso gli approfondimenti su chi gli abbia fornito tali sostanze e in quale contesto esse siano state assunte.

Le implicazioni legali: l’inchiesta prende un’altra direzione

Il fascicolo d’indagine, inizialmente aperto per omicidio contro ignoti, potrebbe ora subire una riclassificazione. La relazione dell’ospedale triestino – già depositata agli atti – lascia infatti emergere la possibilità che la morte sia riconducibile a un evento successivo alla cessione di stupefacenti. In tale ipotesi, il decesso verrebbe collegato a un reato differente, potenzialmente aggravato se le sostanze risultassero somministrate o fornite in circostanze non consensuali o irresponsabili.

Le autorità inquirenti stanno ora lavorando per identificare le persone presenti al rito e per stabilire eventuali responsabilità dirette nella fornitura delle sostanze. La procura sta valutando la configurazione del reato di morte in conseguenza di altro delitto (articolo 586 del codice penale), che prevede pene severe per chi, pur non volendo direttamente provocare il decesso, lo causa compiendo un reato (in questo caso, la cessione di droghe).

Un’indagine delicata, tra spiritualità e illegalità

L’indagine si muove in un territorio complesso, dove si intrecciano elementi culturali, giuridici e medici. Da un lato, la crescente popolarità dei rituali “ayahuasceri” richiama l’attenzione su fenomeni sociali non ancora del tutto regolamentati. Dall’altro, il caso specifico di Alex Marangon – ragazzo descritto da chi lo conosceva come sensibile e curioso – costringe a riflettere sul sottile confine tra ricerca interiore e pericolo oggettivo.

Non si esclude, in questa fase, che ulteriori esami o perizie vengano disposte per accertare con maggiore precisione tempi e modalità dell’assunzione delle sostanze. Resta aperta anche la possibilità di indagare su eventuali patologie pregresse o condizioni fisiche che avrebbero potuto contribuire a rendere letale l’effetto combinato delle droghe.

Conclusioni provvisorie in attesa della verità giudiziaria

Con la relazione del Burlo Garofolo, l’inchiesta sulla morte di Alex Marangon entra in una nuova fase. Il materiale raccolto, ora all’esame della Procura, rappresenta un tassello fondamentale per comprendere le cause del decesso e delineare le eventuali responsabilità penali.

Nel frattempo, la famiglia del giovane attende risposte chiare, in un clima ancora carico di dolore e domande irrisolte. La speranza, per chi ha conosciuto e amato Alex, è che la verità emerga nella sua completezza, senza semplificazioni e con il rispetto dovuto alla complessità della vicenda.

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