7 Ottobre 2026, mercoledì
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Minori in bilico: un quarto a rischio povertà o esclusione sociale in Italia

Il nuovo rapporto Istat fotografa le condizioni di vita dei bambini e ragazzi sotto i 16 anni: persistono profonde disuguaglianze territoriali e sociali, con i minori stranieri e quelli residenti nel Mezzogiorno tra i più vulnerabili.

Nel 2024, oltre un quarto dei minori italiani — il 26,7% — vive in condizioni tali da esporli al rischio di povertà o esclusione sociale. È quanto emerge dal rapporto annuale pubblicato dall’Istat, intitolato “Le condizioni di vita dei minori di 16 anni”. Il dato, seppur in lieve miglioramento rispetto al 2021 (-3 punti percentuali), evidenzia ancora profonde fragilità strutturali e diseguaglianze geografiche e sociali che investono l’infanzia nel nostro Paese.

Il rischio, infatti, cresce sensibilmente nei contesti più svantaggiati. Nel Mezzogiorno e nelle Isole, la percentuale di minori esposti a povertà o esclusione sociale raggiunge il 43,6%, quasi il doppio rispetto al dato nazionale. Tra i bambini e ragazzi con cittadinanza straniera, la quota sale ulteriormente al 43,6% su scala nazionale e raggiunge un drammatico 78,2% nel solo Mezzogiorno, a fronte del 40,9% tra i coetanei italiani nella stessa area.

La cittadinanza, tuttavia, non basta da sola a spiegare la disparità. Quasi la metà dei minori a rischio (49,2%) è infatti di nazionalità italiana e risiede nel Sud Italia, confermando il peso della componente territoriale e socioeconomica.

Famiglie numerose e monogenitoriali: vulnerabilità amplificata

Il rapporto Istat analizza con attenzione anche la composizione familiare, evidenziando come il numero di figli e la presenza di un solo genitore possano rappresentare fattori moltiplicatori del rischio. In nuclei familiari con un solo figlio, il rischio di povertà o esclusione sociale si attesta al 18,1%. Se il minore ha almeno un fratello o una sorella, la percentuale sale al 26,2%. La situazione si aggrava drasticamente per i bambini che vivono con un solo genitore: 38,3% in assenza di fratelli, 53,3% in presenza di almeno uno.

Minori stranieri: una condizione critica

I bambini con cittadinanza non italiana si confermano tra le categorie più vulnerabili. La loro condizione è peggiorata rispetto al 2021, raddoppiando in termini di incidenza nella popolazione minorile a rischio. Il divario tra minori italiani e stranieri supera oggi i 20 punti percentuali (23,5% contro 43,6%), sottolineando l’urgenza di politiche più incisive in tema di inclusione e sostegno.

Deprivazione materiale e sociale: segnali più gravi

Pur registrando un calo nella diffusione generale della deprivazione materiale e sociale tra i minori, l’Istat evidenzia un peggioramento nella gravità dei casi. Nel 2024, l’11,7% dei minori sotto i 16 anni presenta almeno tre segnali di deprivazione specifica, tra i 17 previsti dall’indicatore europeo. La quota, sebbene inferiore alla media UE (13,6%), segnala un inasprimento qualitativo: oltre la metà dei bambini in questa condizione (51,6%) mostra almeno sei segnali di deprivazione, contro il 36,2% del 2021.

Tra le dimensioni indagate figurano la mancanza di beni essenziali, l’impossibilità di partecipare ad attività ricreative e culturali, o l’assenza di un pasto proteico regolare. Quest’ultima criticità, riconducibile all’insicurezza alimentare, riguarda il 4,9% dei minori italiani, con differenze nette sul piano territoriale: si passa dal 3,1% del Nord, al 2,1% del Centro, fino all’8,9% nel Mezzogiorno.

La casa come fattore di fragilità economica

La pressione economica sulle famiglie con figli piccoli si manifesta in modo evidente anche nelle spese abitative. Il 22,7% dei nuclei con minori sotto i 16 anni è alle prese con il pagamento di un mutuo, quota più che doppia rispetto alla media generale delle famiglie (10,2%). Il 23,6% versa invece un affitto, contro il 18,4% rilevato nel complesso della popolazione.

Un’eredità a rischio: la povertà intergenerazionale

Il quadro tracciato dall’Istat si inserisce in una riflessione più ampia sul rischio di povertà persistente. I bambini che crescono in famiglie a basso reddito, con un tenore di vita inferiore alla soglia del 60% del reddito netto mediano, sono esposti a una maggiore probabilità di permanere in condizioni di disagio anche in età adulta. Un rischio che minaccia la mobilità sociale e mina alla base il principio di uguaglianza delle opportunità.

Uno sguardo al futuro

Il rapporto Istat lancia un segnale chiaro: sebbene alcuni indicatori mostrino lievi segnali di miglioramento, le disuguaglianze rimangono fortemente radicate e si concentrano nei territori meridionali e tra le famiglie più fragili. Le condizioni di vita dei minori, oggi, restano uno specchio impietoso delle carenze strutturali del Paese.

Investire sull’infanzia — dalla scuola ai servizi, dalla casa all’alimentazione — non è solo un atto di giustizia sociale, ma una scelta strategica per garantire il futuro della società. Senza un’azione coordinata, il rischio è che i bambini di oggi diventino adulti incatenati alle stesse povertà di partenza.

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