5 Ottobre 2026, lunedì
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Russia e Corea del Nord rafforzano l’asse militare. Mosca accusa Kiev: “Gli ex prigionieri tornano al fronte”

Lavrov in visita a Pyongyang ribadisce l’intesa strategica con Kim Jong Un e attacca gli Stati Uniti e i loro alleati in Asia. Intanto la guerra in Ucraina continua a mietere vittime, con sei morti nei recenti raid russi.

La guerra in Ucraina si intreccia sempre più con i nuovi equilibri geopolitici in Asia, dove la Russia consolida la propria alleanza con la Corea del Nord e lancia un monito diretto agli Stati Uniti e ai loro partner regionali. In un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è stato ricevuto a Pyongyang dal leader nordcoreano Kim Jong Un, in un incontro che conferma l’approfondirsi della cooperazione tra Mosca e il regime nordcoreano.

Durante la visita, Lavrov ha denunciato apertamente i piani di Washington, Seul e Tokyo, accusandoli di voler costituire un’“alleanza di sicurezza” ostile nei confronti della Corea del Nord. Il ministro russo ha ribadito che Mosca e Pyongyang stanno rafforzando la propria collaborazione militare e strategica, una dichiarazione che alimenta ulteriori preoccupazioni a livello internazionale. Secondo quanto riferito dalle autorità russe, la Corea del Nord starebbe fornendo supporto militare alla Russia, incluso l’invio di truppe e armi destinate al conflitto in Ucraina.

Una partnership che, se confermata nei termini suggeriti da Mosca, rappresenterebbe un ulteriore scatto in avanti nella convergenza tra due regimi sottoposti a dure sanzioni internazionali e accomunati da una forte opposizione all’ordine globale guidato dall’Occidente.

Contestualmente, dal fronte ucraino giungono nuove accuse e aggiornamenti sul conflitto. L’agenzia russa Tass, citando fonti delle agenzie di sicurezza del Cremlino, sostiene che Kiev starebbe rimandando al fronte i soldati ucraini precedentemente catturati e poi rilasciati dalla Russia. Secondo quanto riportato, si tratterebbe di militari tornati in patria nell’ambito degli scambi di prigionieri tra le due parti, ora nuovamente coinvolti nei combattimenti. Si tratta di un’accusa delicata, che tocca un tema sensibile in ambito umanitario e che, se confermata, potrebbe sollevare questioni legate al diritto internazionale sui trattamenti riservati ai prigionieri di guerra.

Non si è fatta attendere la reazione militare russa, che nelle ultime ore ha lanciato nuovi attacchi missilistici contro obiettivi in territorio ucraino. Secondo quanto riportato da fonti locali, sono almeno sei le vittime causate dai raid delle forze armate di Mosca, che hanno colpito in particolare infrastrutture civili e aree urbane.

Il clima sul terreno resta dunque quello di un conflitto senza tregua, con una guerra di posizione sul fronte militare e una guerra di propaganda e alleanze su quello diplomatico. L’asse tra Russia e Corea del Nord, già emerso nei mesi precedenti con contatti tra delegazioni tecniche e militari, sembra ora compiere un ulteriore passo formale. E mentre le cancellerie occidentali monitorano con crescente preoccupazione l’evoluzione del rapporto tra Mosca e Pyongyang, il Cremlino continua a cercare sostegno militare e politico per sostenere la sua offensiva in Ucraina, in un contesto in cui le sanzioni internazionali e l’isolamento economico iniziano a produrre effetti strutturali sull’apparato bellico russo.

Al tempo stesso, l’Ucraina si trova a gestire una fase particolarmente delicata del conflitto, segnata dalla necessità di mantenere la resistenza militare nonostante l’affaticamento delle forze armate e le crescenti difficoltà logistiche. Sullo sfondo, l’ombra lunga di una possibile escalation militare anche in Asia orientale, con il coinvolgimento di attori come Corea del Sud e Giappone, il cui ruolo nella regione si fa sempre più rilevante non solo sul piano economico ma anche su quello strategico.

L’incontro tra Lavrov e Kim Jong Un, in questo quadro, appare come un chiaro segnale all’Occidente: la Russia non è sola, ed è pronta a stringere nuove alleanze con regimi paria per rafforzare la propria posizione in un mondo che si va sempre più polarizzando.

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