6 Ottobre 2026, martedì
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Omicidio Garlasco, i consulenti confermano: “Quel sangue è di Chiara Poggi”

Nessuna traccia maschile sulle nuove analisi disposte dalla Procura. Intanto un muratore testimone riferisce del ritrovamento di scarpe con suola a pallini e attrezzi compatibili con l’arma del delitto.

A distanza di diciotto anni dal delitto che sconvolse Garlasco, il nome di Chiara Poggi torna al centro dell’attenzione giudiziaria. Le ultime analisi effettuate sui reperti dell’epoca, nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dalla Procura di Pavia, confermano quanto già accertato nel 2007: il sangue rinvenuto sul tappetino del bagno e su due punti delle scale della villetta è esclusivamente di Chiara.

Secondo i consulenti di parte che hanno condotto gli esami genetici, non è stata rilevata alcuna traccia maschile sui campioni analizzati. Anche i tre tamponi autoptici prelevati dal corpo della giovane presentano un solo profilo genetico, il suo. Diverso il caso per un segmento pilifero rinvenuto tra i rifiuti: in quel caso, il DNA è risultato inutilizzabile.

L’ombra dello zaino ritrovato e le scarpe a “suola a pallini”

La nuova inchiesta sul caso si arricchisce anche di una testimonianza potenzialmente significativa. Come riporta il settimanale Gente, un muratore nordafricano ha riferito di aver ritrovato nel 2018, durante operazioni di pulizia nel canale di Tromello, uno zaino militare aperto, deteriorato dal tempo, al cui interno c’erano alcuni attrezzi da lavoro e un paio di scarpe con suola a pallini — dettaglio che da sempre è al centro del mistero dell’impronta lasciata nel sangue accanto al corpo della vittima.

All’interno dello zaino l’uomo avrebbe trovato, tra l’altro, un attizzatoio, un’ascia e la testa di un martello, tutti strumenti compatibili — secondo l’articolo — con le ipotesi formulate nel corso delle indagini.

L’uomo, che il 14 maggio scorso ha consegnato lo zaino ai carabinieri, ha dichiarato di voler portare presto “tutte le prove” in suo possesso direttamente in procura. Le scarpe, taglia 43 o 44, sono state però scartate perché non della sua misura (lui calza il 42), ma altri elementi sarebbero stati messi da parte “nel mio deposito, in caso potessero servirmi”.

L’impronta nel sangue e la questione delle taglie

Le scarpe con suola a pallini richiamano l’impronta insanguinata trovata accanto al corpo di Chiara, da sempre associata ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per omicidio nel 2015.

Stasi calza il 42, ma varie perizie, nel corso degli anni, hanno sollevato dubbi sulla compatibilità tra quell’impronta e le sue scarpe. La difesa ha a lungo sostenuto che la taglia fosse più compatibile con un 44, numero che — secondo i legali — corrisponderebbe a quello calzato da Andrea Sempio, persona indicata in passato come possibile nuova pista investigativa ma mai formalmente indagata.

Un nuovo filone per un caso mai chiuso davvero

Il muratore ha spiegato di aver trattenuto lo zaino per anni, dopo averlo trovato tra i rifiuti nel canale, ma solo recentemente ha deciso di consegnarlo ai militari, dopo il racconto di un testimone, Gianni Bruscagin, secondo cui il giorno del delitto una donna, Stefania Cappa, sarebbe stata vista introdursi nel cortile della nonna con un borsone pesante. Il dettaglio ha spinto i carabinieri a effettuare un sopralluogo che ha portato alla nuova scoperta.

Anche se molti interrogativi restano aperti, e nonostante una condanna definitiva, la vicenda giudiziaria dell’omicidio Poggi continua a generare interrogativi e nuovi sviluppi, che potrebbero riaccendere il dibattito su uno dei casi più discussi della cronaca nera italiana.

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