PALERMO – Si stringe il cerchio attorno alla morte di Aurora Maniscalco, la giovane hostess palermitana di 24 anni precipitata dal terzo piano del suo alloggio a Vienna. Mentre in Austria la magistratura ha archiviato il caso come suicidio, la Procura italiana segue un’altra pista e ha iscritto il fidanzato – un 27enne, anche lui di Palermo – nel registro degli indagati con l’accusa di istigazione al suicidio.
Nelle ultime ore sarebbe stato notificato all’uomo un avviso di garanzia, atto dovuto per consentire alla sua difesa di nominare un consulente in vista dell’autopsia, disposta dalla magistratura italiana. L’esame autoptico – inizialmente negato dalle autorità austriache – verrà effettuato nei prossimi giorni, non appena la salma di Aurora, attesa a Palermo per martedì, sarà rientrata in Italia.
I familiari della giovane non hanno mai creduto all’ipotesi di un gesto volontario. E ora anche gli inquirenti italiani sembrano voler fare piena luce su quanto accaduto. Il quadro, al momento, resta aperto: si attende l’autopsia per chiarire dinamiche, traumi e tempi, e capire se vi siano elementi che possano confermare o smentire la versione del suicidio.
Aurora, appassionata di viaggi e con una brillante carriera in avvio nel settore dell’aviazione civile, aveva lasciato Palermo per lavorare in Austria. Un percorso interrotto tragicamente lo scorso 30 giugno, con una caduta nel vuoto su cui ora la giustizia italiana vuole vederci chiaro.
