Gerusalemme – Il 7 ottobre scorso, durante l’attacco contro Israele, i miliziani di Hamas avrebbero fatto ricorso in modo sistematico alla violenza sessuale come strumento di guerra. È quanto emerge da un nuovo rapporto definito dal Sunday Times come il più dettagliato e documentato tra quelli finora redatti sui crimini commessi in quella giornata.
Il documento – frutto del lavoro di esperti israeliani in materia di genere e diritto internazionale – sarà presentato ufficialmente domani a Gerusalemme. A sostenere in parte il progetto è stato anche il governo britannico, che ha cofinanziato la ricerca.
Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico, il rapporto evidenzia l’impiego della violenza sessuale non come fenomeno isolato, ma come una pratica organizzata e deliberatamente utilizzata dai terroristi di Hamas nel corso del massacro. Un’accusa gravissima, che contribuisce a delineare in maniera sempre più netta la portata delle atrocità compiute durante l’incursione.
Il dossier arriva in un momento di forti tensioni diplomatiche e di crescente pressione internazionale sul movimento islamista palestinese, già oggetto di dure condanne per le modalità e la brutalità dell’attacco. La pubblicazione di questo studio potrebbe avere un impatto significativo anche sul piano giuridico, alimentando ulteriori richieste di indagini internazionali sui crimini commessi contro la popolazione israeliana.
La comunità internazionale, e in particolare le organizzazioni per i diritti umani, sono ora chiamate a confrontarsi con le evidenze di un uso della violenza sessuale come arma deliberata di terrore. Un’accusa che, se confermata, configurerà nuovi profili di responsabilità a livello penale e politico.
