5 Ottobre 2026, lunedì
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Suicidio in carcere a Vasto, il 37esimo dall’inizio dell’anno: “Una strage silenziosa”

Un detenuto con fragilità psichiche si è tolto la vita nell’Articolazione per la tutela della salute mentale. Il sindacato di polizia penitenziaria Uilpa denuncia: "Situazione insostenibile, servono interventi strutturali immediati".

VASTO – Ancora un suicidio all’interno di un istituto penitenziario italiano. Questa volta a Vasto, in provincia di Chieti, dove un detenuto di 40 anni, di origine magrebina e con problemi di natura psichiatrica, è stato trovato impiccato nella sua cella. L’uomo si trovava da alcuni giorni nell’Articolazione per la tutela della salute mentale (ATSM), struttura interna destinata ai detenuti con disturbi psichici, ma evidentemente ciò non è bastato a evitare l’ennesima tragedia.

A darne notizia è la Uilpa Polizia Penitenziaria, attraverso il suo segretario generale Gennarino De Fazio, che in una nota ufficiale ha commentato con amarezza: «Con questo episodio, il numero dei detenuti che si sono tolti la vita nel 2025 sale a 37. A questi si sommano un detenuto ammesso al lavoro esterno e un altro ospite in una REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), oltre a tre operatori penitenziari suicidi. È una strage infinita».

Secondo De Fazio, tra le concause di questa escalation vi sarebbe anche l’ondata di caldo eccezionale che sta colpendo il Paese, «ma si tratta solo del detonatore – precisa – di problemi molto più profondi, sistemici e stratificati nel tempo».

Il sindacato sottolinea da anni la carenza di personale, le condizioni fatiscenti di molte strutture, la mancanza di un’adeguata assistenza psichiatrica e il sovraffollamento cronico che rende impossibile una gestione umana e dignitosa della detenzione, in particolare nei confronti dei soggetti più fragili.

Il caso di Vasto ripropone con drammatica urgenza il tema della salute mentale in carcere, già oggetto di numerosi appelli da parte di magistrati, garanti, associazioni e operatori del settore. Un sistema penitenziario al collasso, dove la reclusione diventa spesso un ulteriore aggravamento del disagio e non uno spazio di recupero e cura.

La vicenda ha già suscitato reazioni anche in ambito istituzionale. Si attendono ora risposte concrete, a partire da un rafforzamento delle ATSM e una maggiore integrazione tra sanità e amministrazione penitenziaria. Ma soprattutto, come ricorda De Fazio, serve «una visione strategica e non più emergenziale, che ponga al centro la persona, anche quando ha varcato le soglie di un carcere».

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