5 Ottobre 2026, lunedì
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Accusati (a torto) di terrorismo e espulsi: quattro nordafricani chiedono allo Stato 2 milioni di euro

Furono allontanati dall’Italia nel 2022 con l’accusa di terrorismo, poi archiviata dal tribunale di Perugia. Ora i quattro, regolarmente soggiornanti, chiedono un risarcimento per danni morali e materiali.

ROMA — Espulsi dall’Italia nel luglio 2022 con l’accusa di terrorismo, un’accusa poi ritenuta del tutto infondata. Oggi, a distanza di due anni, quattro cittadini nordafricani — tre marocchini e un tunisino — hanno avviato un’azione legale contro lo Stato italiano, chiedendo un risarcimento da due milioni di euro per i danni subiti a seguito di un’espulsione che ha stravolto le loro vite e quelle delle loro famiglie.

L’inchiesta che aveva portato al loro allontanamento era stata avviata con l’ipotesi di una possibile appartenenza a circuiti dell’estremismo islamico, ma si è conclusa con l’archiviazione del procedimento da parte del tribunale di Perugia. Il giudice ha stabilito che le accuse a loro carico erano prive di fondamento, smontando il castello accusatorio che aveva giustificato l’espulsione amministrativa.

I quattro — due cittadini marocchini di 39 anni, un altro di 57, e un tunisino di 47 anni — al momento dell’espulsione erano tutti in possesso di regolare permesso di soggiorno. Erano residenti in Italia da anni, inseriti nel tessuto sociale e lavorativo, con famiglie a carico: mogli e figli minorenni rimasti improvvisamente privi di ogni riferimento e sostegno economico.

Secondo quanto sostenuto nella richiesta di risarcimento, le conseguenze dell’espulsione sono state pesantissime: i ricorrenti sarebbero stati costretti a lasciare il Paese da un giorno all’altro, privati della possibilità di difendersi in modo pieno in sede processuale e costretti a vivere in condizioni precarie nei Paesi di origine, con pesanti ricadute sul piano psicologico, familiare e professionale.

L’iniziativa legale rappresenta ora un caso emblematico di potenziale errore giudiziario e amministrativo in materia di sicurezza e immigrazione, destinato a sollevare interrogativi sull’uso dello strumento dell’espulsione nei casi in cui le accuse non siano poi suffragate da elementi concreti. In ballo, non solo la richiesta di un cospicuo risarcimento economico, ma anche una riflessione sul bilanciamento tra esigenze di sicurezza nazionale e tutela dei diritti individuali.

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