TEL AVIV – Le Forze armate israeliane hanno annunciato di aver ucciso Hakham Muhammad Issa Al-Issa, uno dei fondatori di Hamas e considerato tra i principali ideatori dell’attacco del 7 ottobre 2023. L’operazione, condotta nelle ultime ore a Gaza City, si inserisce in una nuova fase dei raid israeliani nella Striscia.
Contestualmente, Israele ha ordinato l’evacuazione di alcune zone nel nord di Gaza, mentre proseguono le operazioni militari su più fronti. Colpito anche il Libano, dove un comandante di Hezbollah è stato ucciso in un raid. L’IDF ha parlato di attacchi mirati contro infrastrutture militari, ribadendo l’intenzione di continuare le operazioni per neutralizzare le minacce contro il territorio israeliano.
Trump: “Gli Usa non tollereranno un processo a Netanyahu”
Sul piano politico-diplomatico, è intervenuto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha affermato che Washington non accetterà un processo contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, definito “un eroe di guerra”.
In un messaggio pubblicato sui social, Trump ha inoltre esortato le parti a raggiungere un accordo a Gaza e a riportare a casa gli ostaggi ancora detenuti da Hamas, rinnovando il sostegno di Washington a Israele.
Iran: 71 morti nel carcere di Evin
Intanto, dal fronte iraniano, arriva un bilancio grave: la magistratura di Teheran ha comunicato che 71 persone sono morte nel carcere di Evin in seguito a un attacco israeliano, avvenuto lunedì scorso durante la cosiddetta “guerra dei 12 giorni” tra Iran e Israele. Il carcere, noto per ospitare anche prigionieri politici, è stato colpito in una delle fasi più critiche dello scontro tra i due Paesi.
Tensione sempre più alta in Medio Oriente
La situazione in Medio Oriente resta tesa e in rapida evoluzione. La Striscia di Gaza continua a essere teatro di bombardamenti intensi, con gravi conseguenze umanitarie. Migliaia i civili costretti a lasciare le proprie abitazioni, in un contesto segnato da carenze di beni di prima necessità, blackout prolungati e condizioni sanitarie al limite del collasso.
La comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione al rischio di ulteriore allargamento del conflitto e di un’escalation che potrebbe coinvolgere nuovi attori regionali, rendendo ancora più difficile la via del negoziato.
