Zelensky chiede all’Europa un price cap a 30 dollari sul petrolio russo: “È l’unico modo per fermare la guerra”
Al vertice Nato dell’Aja, i leader dei Paesi Volenterosi ribadiscono il sostegno a Kiev. Intanto, la Russia colpisce Dnipro: almeno 18 vittime.
BRUXELLES — Un tetto di 30 dollari al barile per il petrolio russo. È la proposta avanzata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky all’Unione Europea per colpire direttamente le finanze del Cremlino. Una mossa netta, destinata a riaccendere il dibattito sulle sanzioni contro Mosca, che Zelensky ha motivato con parole semplici ma decise: «Fermare le entrate energetiche russe significa fermare la guerra di Putin».
Il presidente ucraino, intervenuto nel quadro degli incontri bilaterali e multilaterali che si sono tenuti a margine del Vertice Nato dell’Aja, ha lanciato un appello a rafforzare l’unità transatlantica: «Trionferemo contro la Russia se Europa e Stati Uniti resteranno uniti». Un messaggio diretto ai partner occidentali, in un momento in cui la guerra in Ucraina continua a mietere vittime e ad alimentare instabilità.
Price cap più severo per tagliare i fondi al Cremlino
L’attuale tetto al prezzo del petrolio russo, fissato dal G7 a 60 dollari al barile, secondo Zelensky è insufficiente. Abbassarlo alla metà significherebbe “colpire al cuore le entrate del regime russo”, riducendo drasticamente la capacità di Mosca di finanziare l’apparato bellico. Una misura che richiede coraggio politico, ma che — secondo Kiev — avrebbe effetti concreti e immediati sul campo.
Il sostegno dei “Volenterosi”
Al termine del summit dell’Aja, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha incontrato i leader del gruppo dei cosiddetti “Volenterosi”, il nucleo di Paesi più determinati a sostenere l’Ucraina. Al centro del confronto, la possibilità di nuove sanzioni coordinate contro la Russia e l’intensificazione degli aiuti militari e umanitari a Kiev. Tutti i partecipanti hanno ribadito il pieno sostegno al popolo ucraino e alla sua resistenza.
Bombardamenti su Dnipro: 18 morti
Nel frattempo, Dnipro torna a essere teatro di sangue. Il bilancio del bombardamento russo che ha colpito la città dell’Ucraina sud-orientale è salito a 18 vittime, secondo fonti ufficiali. Altri due civili sono stati uccisi in attacchi nella stessa regione di Dnipropetrovsk, aggravando ulteriormente il tributo umano di un conflitto che non conosce tregua.
L’Europa ora deve scegliere
Mentre l’offensiva russa prosegue e l’Ucraina continua a chiedere più aiuti, l’Europa si trova davanti a un bivio: accontentarsi delle misure attuali o imprimere una svolta strategica con nuove sanzioni più incisive, come il tetto più basso al greggio proposto da Zelensky. Il tempo stringe e, come ha ribadito il leader ucraino, “la nostra vittoria dipenderà dalla vostra determinazione”.
