6 Ottobre 2026, martedì
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Trump attacca il New York Times: “Fake news, quei giornalisti andrebbero licenziati”

Il presidente degli Stati Uniti accusa la stampa di diffondere notizie false su un’operazione militare contro l’Iran. Al centro delle critiche, un’inchiesta del New York Times sui presunti raid contro siti nucleari iraniani.

WASHINGTON – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente preso di mira i media americani, scagliandosi in particolare contro il New York Times, accusato di aver diffuso “notizie totalmente false” riguardo a un’operazione militare statunitense condotta in Iran.

Secondo quanto riportato dal quotidiano newyorkese, l’amministrazione Trump avrebbe autorizzato un’azione segreta diretta a colpire alcuni siti legati al programma nucleare iraniano. La notizia, basata su fonti anonime interne all’intelligence e al Pentagono, ha scatenato l’immediata reazione della Casa Bianca.

Trump ha definito l’articolo “un’invenzione pericolosa” e ha chiesto che i giornalisti coinvolti vengano licenziati. “Stanno scrivendo bugie che mettono a rischio la sicurezza nazionale. È un comportamento irresponsabile – ha dichiarato il presidente –. Chi diffonde disinformazione di questo tipo non dovrebbe avere spazio nei giornali di questo Paese.”

Il presidente ha affidato gran parte della sua replica ai social media, dove ha ribadito che nessuna operazione del genere è mai stata condotta o autorizzata. “Fake news, come sempre – ha scritto –. Il New York Times è un disastro giornalistico”.

La redazione del quotidiano ha confermato la propria inchiesta, sostenendo che l’articolo è stato redatto con criteri rigorosi e che le informazioni provengono da fonti attendibili. Il giornale ha inoltre ribadito il diritto-dovere della stampa di informare l’opinione pubblica, specialmente su temi di rilevanza internazionale come le operazioni militari all’estero.

Non è la prima volta che Trump entra in rotta di collisione con i media. Anche durante il suo primo mandato, il presidente aveva più volte definito la stampa “nemica del popolo”, accusandola di veicolare una narrativa ostile alla sua amministrazione.

La nuova offensiva contro il New York Times arriva in un momento particolarmente delicato per la politica estera americana, segnato da tensioni crescenti con Teheran. Sul piano interno, invece, il presidente continua a fare affidamento su una retorica dura nei confronti della stampa, considerata da molti osservatori parte integrante della sua strategia comunicativa.

Il Pentagono, dal canto suo, non ha rilasciato commenti ufficiali sulla vicenda, alimentando ulteriormente il clima di incertezza e polemica. Intanto, il confronto tra Casa Bianca e media si inasprisce, in un contesto in cui l’informazione diventa sempre più terreno di scontro politico.

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