ROMA – «Serve un intervento profondo sulla struttura delle scriminanti». Con queste parole, pronunciate alla Camera durante il question time, il ministro della Giustizia Carlo Nordio riaccende il dibattito sull’uso legittimo delle armi e, più in generale, sul trattamento giuridico di chi agisce per necessità, difesa o dovere.
Nordio ha posto l’accento su quella che considera una distorsione concettuale nel nostro ordinamento: «Il carabiniere che agisce legittimamente usando le armi, secondo il codice penale attuale, ha tecnicamente commesso un reato, ma lo Stato decide di non punirlo. È una concezione superata, frutto di un impianto normativo risalente al codice Rocco, firmato da Mussolini e Vittorio Emanuele III».
Secondo il Guardasigilli, è necessario riformulare l’intera struttura delle cause di giustificazione, le cosiddette “scriminanti”, che oggi comprendono – tra le altre – l’uso legittimo delle armi, la legittima difesa e lo stato di necessità.
«Basta con questa idea secondo cui l’agente avrebbe compiuto un atto illecito, ma viene ‘graziato’ dallo Stato. Dobbiamo eliminare il concetto stesso di illiceità in quei casi: chi agisce in un contesto giustificato, non deve essere considerato autore di un reato. Non ha fatto qualcosa di ‘cattivo’ da perdonare, ha agito secondo legge», ha sottolineato il ministro.
L’intervento arriva in un momento in cui il tema della sicurezza e dell’operato delle forze dell’ordine è al centro dell’attenzione pubblica e politica. La proposta di Nordio – che prevede un intervento strutturale sul codice penale – si colloca in un orizzonte di revisione normativa più ampio, che potrebbe investire anche altri aspetti del diritto penale sostanziale.
Il ministro non ha specificato tempi o modalità della riforma, ma ha chiarito l’obiettivo: riscrivere le regole per evitare che chi agisce legittimamente si trovi a dover affrontare un processo penale, sia pure per vedersi poi riconosciuta la non punibilità. Una visione che apre il campo a un acceso dibattito tra garantismo e tutela dell’ordine pubblico.
