Teheran – L’Iran punta il dito contro Stati Uniti e Israele, accusandoli di aver fatto deragliare il percorso diplomatico sul dossier nucleare. “La settimana scorsa stavamo negoziando con gli Stati Uniti, e Israele ha deciso di sabotare la diplomazia”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, replicando alle sollecitazioni del leader laburista britannico Keir Starmer e della premier estone Kaja Kallas.
Il diplomatico iraniano ha sottolineato che nei giorni scorsi erano stati avviati colloqui con il gruppo E3 – formato da Regno Unito, Francia e Germania – e con l’Unione Europea. Tuttavia, secondo Teheran, la decisione statunitense di colpire obiettivi strategici in Iran ha compromesso ogni possibilità di dialogo.
“Ora i britannici e l’Alta rappresentante dell’Ue chiedono all’Iran di tornare al tavolo dei negoziati – ha aggiunto Araghchi – ma come può l’Iran tornare a un tavolo che non ha mai lasciato, mentre altri lo hanno fatto saltare per aria?”.
La crisi diplomatica si intreccia con le tensioni militari. Berlino ha infatti convocato d’urgenza una riunione del gabinetto di sicurezza, guidato dal cancelliere Friedrich Merz, dopo i raid statunitensi contro impianti nucleari iraniani.
Lo ha reso noto il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, spiegando che, secondo le prime informazioni, “ampi settori del programma nucleare iraniano risultano colpiti dagli attacchi aerei”. Una valutazione dettagliata dei danni, tuttavia, sarà possibile solo nei prossimi giorni.
Il cancelliere Merz, che ha espresso “profonda preoccupazione per l’escalation in atto”, ha riaffermato la necessità di una risposta unitaria da parte dei partner europei e della Nato. Berlino, ha precisato Kornelius, “intende coordinarsi strettamente con gli alleati per decidere i prossimi passi”.
Merz ha inoltre rivolto un appello diretto a Teheran: “L’Iran avvii immediatamente nuovi negoziati con Stati Uniti e Israele e trovi una via diplomatica per uscire da questo conflitto potenzialmente devastante”.
Il clima resta incandescente, mentre l’Europa prova a ricucire lo strappo tra Washington e Teheran. Ma la domanda che rimbalza da una capitale all’altra è sempre la stessa: c’è ancora spazio per la diplomazia?
