Un brusco arresto nell’export cinese di magneti in terre rare. A maggio, le esportazioni si sono più che dimezzate rispetto al mese precedente, segnando un calo del 52,9% su base mensile e addirittura del 70% rispetto allo stesso periodo del 2024. Lo rivelano i dati diffusi dalle Dogane cinesi, che parlano di appena 1.238 tonnellate metriche spedite all’estero: un livello così basso non si registrava dal febbraio del 2020, nel pieno delle prime turbolenze legate alla pandemia.
Il tracollo arriva nel mezzo delle nuove restrizioni imposte da Pechino ad aprile, una mossa interpretata come parte integrante della strategia cinese nella crescente rivalità con gli Stati Uniti sul piano commerciale e tecnologico. Le terre rare, di cui la Cina detiene circa il 90% della produzione globale, sono elementi fondamentali per realizzare magneti ad alte prestazioni, indispensabili per settori strategici come l’automotive elettrico, l’elettronica avanzata e la difesa.
Il calo delle esportazioni non è quindi solo un dato commerciale, ma riflette anche il contesto geopolitico teso tra le due principali potenze economiche mondiali. La decisione di limitare le forniture in un comparto così sensibile rappresenta un ulteriore segnale della volontà di Pechino di usare le proprie risorse critiche come leva negoziale.
La contrazione dell’export cinese rischia ora di avere ripercussioni su scala globale, aggravando le difficoltà di approvvigionamento per le industrie occidentali e accelerando gli sforzi per diversificare le catene di fornitura. Una partita strategica appena iniziata, che potrebbe ridisegnare gli equilibri industriali e tecnologici dei prossimi anni.
