«Quando lo scorso marzo fu lanciata la notizia che 32 migranti erano bloccati su una piattaforma petrolifera a nord della Libia, ci siamo rivolti alla Commissione Europea chiedendo un intervento immediato. Solo oggi, a distanza di mesi, è arrivata la risposta». A parlare è Sandro Ruotolo, europarlamentare del Partito Democratico e membro della segreteria nazionale, che in una nota torna con forza su uno degli episodi più drammatici e simbolici dell’inerzia europea nel Mediterraneo.
La vicenda risale a diverse settimane fa, quando un gruppo di migranti è rimasto intrappolato per giorni su una piattaforma petrolifera, senza ricevere aiuto immediato. Una situazione di stallo, consumata tra l’indifferenza istituzionale e l’attesa disperata dei soccorsi.
La risposta ufficiale della Commissione Ue, arrivata solo in questi giorni, sottolinea come, secondo il diritto internazionale, «la responsabilità di dichiarare e coordinare le operazioni di ricerca e soccorso spetti esclusivamente ai centri di coordinamento competenti per l’area dell’incidente». La Commissione chiarisce inoltre di non avere competenza diretta sulla gestione operativa dei soccorsi, ma ribadisce che «il salvataggio in mare è un obbligo giuridico e morale per gli Stati membri».
Una presa di posizione che, secondo Ruotolo, non basta. «La Commissione ha ragione — ammette l’europarlamentare — ma allora perché si continua ad assistere in silenzio a episodi come quello dei 32 migranti bloccati per giorni, nell’attesa vana di un soccorso che non arrivava?».
Nel mirino, ancora una volta, c’è l’ipocrisia delle istituzioni europee: «Se l’Europa crede davvero che la vita venga prima di tutto, deve dirlo con chiarezza agli Stati membri e pretendere che agiscano di conseguenza. Le belle parole non bastano più. Nel Mediterraneo si continua a morire o a rimanere abbandonati per giorni, nell’indifferenza generale. Non si può proclamare il dovere morale del salvataggio senza intervenire».
L’appello di Ruotolo è un monito rivolto a Bruxelles, ma anche ai governi nazionali. Un invito ad abbandonare le dichiarazioni di principio e a costruire, finalmente, una politica europea all’altezza della tragedia umana che si consuma ogni giorno sulle rotte migratorie del Mediterraneo.
