Roma – Una densa colonna di fumo si è alzata ieri mattina dalla collina di Monte Mario, alle porte del centro cittadino, generando allarme tra residenti e automobilisti. L’incendio, divampato intorno alle 10, ha interessato una vasta area di vegetazione secca, in un punto particolarmente delicato per la vicinanza di una tendopoli abitata da persone senza fissa dimora.
Il fuoco si è propagato rapidamente, alimentato dal vento e dalla vegetazione inaridita dal caldo anticipato di inizio giugno. Sul posto sono immediatamente intervenuti i vigili del fuoco con diverse squadre a terra e un elicottero, che ha effettuato ripetuti lanci d’acqua per arginare le fiamme dall’alto. A supporto anche la polizia di Stato e la polizia locale di Roma Capitale, che ha provveduto a interdire un tratto di via Trionfale, snodo viario cruciale per il traffico in zona.
L’area, compresa tra via Trionfale e la riserva naturale di Monte Mario, rappresenta uno dei polmoni verdi della città, ma anche un territorio esposto a fragilità ambientali e sociali. La presenza, segnalata da tempo, di una tendopoli a ridosso della zona interessata dalle fiamme ha destato ulteriore preoccupazione: non risultano al momento feriti, ma sono in corso verifiche per accertare eventuali evacuazioni o danni alle persone.
«La situazione è sotto controllo», hanno fatto sapere i vigili del fuoco nelle prime ore del pomeriggio, quando il fronte del fuoco è stato contenuto. Ma restano i timori per un’estate che si preannuncia ad alto rischio incendi, complici le alte temperature, la siccità e l’incuria di molte aree verdi urbane.
Non sono ancora note le cause del rogo, ma tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un’azione accidentale o di una combustione legata alla presenza umana. Gli inquirenti non escludono nessuna pista.
Il rogo riaccende i riflettori sulle tante fragilità della Capitale: la gestione del verde pubblico, la sicurezza delle aree naturali e la delicata questione abitativa che vede, sempre più spesso, insediamenti precari sorgere ai margini della città e delle sue riserve. Un equilibrio precario che, complice un’estate solo agli inizi, rischia di diventare ancora più instabile.
