6 Ottobre 2026, martedì
HomeL'OpinioneL’ombra lunga del fascismo: tra Codice Rocco, Salò e la politica del...

L’ombra lunga del fascismo: tra Codice Rocco, Salò e la politica del presente

Dal busto di Mussolini sullo scrittoio di La Russa alle parole nostalgiche della ministra Santanchè: nelle scelte legislative e nella retorica del governo Meloni affiorano inquietanti somiglianze con il diritto autoritario del Ventennio e della Repubblica Sociale.

A cura di Daniele Cappa

C’è un busto di Benito Mussolini nello studio del Presidente del Senato, Ignazio La Russa. Non è una leggenda metropolitana: è lo stesso fondatore di Fratelli d’Italia ad averlo ammesso più volte, con una punta di compiacimento. “Lo conservo, certo. È parte della mia storia famigliare”, ha dichiarato. Non è l’unico simbolo del passato che riaffiora nell’Italia del presente. Come schegge sopravvissute a un naufragio, idee, retoriche e strumenti giuridici del regime fascista sembrano galleggiare nuovamente nel dibattito pubblico e nella prassi di governo.

Il governo Meloni, nato all’insegna del patriottismo e del “buonsenso”, sembra spesso guardarsi allo specchio e vedere riflessa un’Italia d’ordine, virile, gerarchica. Non è un caso che nessun esponente di primo piano dell’esecutivo si sia mai dichiarato antifascista. Anzi. La ministra del Turismo Daniela Santanchè, in passato, ha affermato senza imbarazzo: “Io mi sento fascista, Mussolini ha fatto anche cose buone”. Parole che risuonano forti quando associate alle politiche securitarie e identitarie portate avanti da questo esecutivo.

Ma cosa resta, oggi, dell’impianto giuridico e ideologico del fascismo? E quanto ne è stato ripreso — o riadattato — dalle attuali politiche? Per rispondere occorre volgere lo sguardo indietro, a due colonne portanti del diritto totalitario italiano: il Codice Rocco del 1930 e lo Statuto mai promulgato della Repubblica Sociale Italiana, delineato nel Manifesto di Verona del 1943.

Il Codice Rocco: il diritto come manganello

Alfredo Rocco fu ministro della Giustizia del regime e l’artefice del codice penale che porta il suo nome. Un testo che nasceva con un preciso intento: trasformare il diritto in uno strumento di potere, piegato all’esigenza di garantire l’obbedienza al Duce e la stabilità dell’ordine costituito. Il cittadino perdeva centralità a vantaggio dello Stato, la libertà era concessa solo se non in contrasto con “gli interessi superiori della nazione”.

Molti articoli di quel codice sono ancora oggi formalmente in vigore — benché modificati — ma ciò che preoccupa non è tanto la lettera della legge, quanto lo spirito che pare riecheggiare in alcune iniziative dell’attuale governo.

Si pensi alla criminalizzazione dei raduni spontanei, al pugno duro contro i manifestanti per il clima, alla proposta di inasprire le pene per chi occupa edifici o blocca strade, all’uso frequente di formule come “decoro urbano”, “emergenza sicurezza”, “tolleranza zero”. Sono categorie che sembrano uscite da un manuale d’ordine del ventennio, e che ricordano l’art. 18 del Codice Rocco, dove il reato politico veniva definito come tutto ciò che “offende un interesse politico dello Stato”.

Lo Stato, nella visione fascista, era una divinità laica: indiscutibile, totale, imperscrutabile. Oggi non si usano più le stesse parole, ma l’impostazione sovranista e la retorica della “nazione aggredita” pongono ancora lo Stato — o meglio, un’idea di Patria — al centro di ogni legittimazione morale.

Salò: quando l’identità diventa esclusione

Nel 1943, mentre l’Italia era dilaniata dalla guerra civile, nasceva a Salò la Repubblica Sociale Italiana. Il suo impianto ideologico, espresso nel Manifesto di Verona, portava alle estreme conseguenze i principi del fascismo: milizia obbligatoria, controllo dei mezzi di comunicazione, soppressione delle libertà sindacali non allineate, e soprattutto un’idea etnica di cittadinanza.

Echi di quel pensiero ritornano, inquietanti, nella recente proposta della maggioranza di limitare i benefici sociali alle famiglie italiane “da almeno cinque anni”, nella retorica sui migranti come minaccia alla sicurezza, o nella selettività con cui si applicano norme e diritti. La cittadinanza, da diritto, torna ad assumere tratti di privilegio ereditario.

Nel 1944, la RSI mise al bando ogni forma di opposizione, bollando il dissenso come sabotaggio. Oggi non si arriva a tanto, ma si noti come spesso il dissenso sia trattato alla stregua di un fastidio: gli studenti che occupano, i centri sociali, le ONG, i giornalisti “scomodi” vengono dipinti come elementi disturbanti più che interlocutori democratici.

Simboli, parole, potere

Quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica il motto “Dio, patria e famiglia”, non fa mistero di voler riallacciare i fili con un’Italia che si credeva consegnata ai libri di storia. Il suo partito, Fratelli d’Italia, ha come simbolo la fiamma tricolore che arde sulla tomba di Mussolini. La continuità non è solo semantica, ma culturale e simbolica.

A inquietare, più delle leggi in sé, è la costellazione di riferimenti, la riscrittura della memoria antifascista, la legittimazione implicita di un passato mai del tutto rinnegato. È il vuoto lasciato da una mancata educazione civica condivisa, dove la parola “antifascismo” è percepita da molti non come fondamento della Repubblica, ma come ideologia di parte.

Eppure, la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, parla chiaro. L’Italia è una repubblica antifascista non solo perché nata contro Mussolini, ma perché fondata su un modello opposto: libertà, pluralismo, dignità umana, solidarietà.

Oggi, quando il diritto torna ad avere accenti punitivi, quando lo Stato chiede fedeltà e non partecipazione, quando la cultura del nemico si sostituisce al dialogo, è lecito domandarsi: siamo ancora pienamente dentro il perimetro della democrazia costituzionale, o stiamo accettando, lentamente, l’erosione del suo spirito?

Come scriveva Italo Calvino, “la memoria è come sabbia tra le dita: bisogna stringerla forte, o la perderemo tutta”. Il rischio, oggi, è che stiamo allentando la presa.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti