14 Ottobre 2026, mercoledì
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Appendino all’attacco: “Complicità italiana con Israele e fallimento industriale. Il governo chieda scusa”

L’affondo della vicepresidente M5S a L’aria che tira: critiche durissime a Tajani sul conflitto in Medio Oriente e a Meloni sulla crisi industriale. “Il 7 giugno scenderemo in piazza per fermare la complicità dell’Italia con il genocidio in corso a Gaza”

Roma – In un intervento dai toni duri e senza ambiguità, la vicepresidente del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha lanciato un doppio attacco al governo Meloni durante la trasmissione L’aria che tira (La7). Nel mirino, da un lato, la posizione dell’Italia sulla crisi umanitaria in Palestina, dall’altro la gestione economica e industriale del Paese. Un j’accuse che punta dritto al cuore della politica estera e interna dell’esecutivo.

“Netanyahu è un criminale di guerra. Tajani? Complice e reticente”

Appendino ha aperto il suo intervento denunciando l’atteggiamento che definisce “pilatesco” del ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Le sue parole su Israele sono arrivate tardi e sono assolutamente insufficienti. In venti minuti di intervento non ha mai trovato il coraggio di pronunciare il nome di Netanyahu. E invece bisogna dirlo chiaro: Netanyahu è un criminale di guerra e deve essere perseguito per i suoi crimini”.

La vicepresidente M5S ha puntato il dito contro le scelte diplomatiche e commerciali dell’Italia, accusando il governo di “complicità attiva” nel conflitto in corso. “Tajani ha confermato che continuiamo a commerciare armi con Israele, quando invece servirebbe uno stop immediato. E ha persino trovato il modo di ridere in Aula, mentre a Gaza si consuma una delle più gravi tragedie umanitarie del nostro tempo”.

Le immagini che arrivano dalla Striscia, secondo Appendino, parlano chiaro: “Ospedali bombardati, bambini uccisi, 60 mila morti. È genocidio. Chiamiamo le cose con il loro nome: questo è terrorismo di Stato”. L’Italia, ha denunciato, si è distinta per l’ambiguità diplomatica, astenendosi nelle votazioni ONU e sostenendo con la Germania il rinnovo degli accordi con Tel Aviv. “Cos’altro deve succedere?”, si è chiesta. “Il 7 giugno saremo in piazza, perché non vogliamo avere le mani sporche del sangue palestinese”.

“Meloni e Urso? In qualsiasi azienda sarebbero stati licenziati”

Non meno duro è stato l’affondo sull’economia. Alla vigilia della nuova stagione industriale annunciata dal governo, Appendino ha smontato le promesse di Giorgia Meloni davanti a Confindustria. “Ha detto che serve un piano industriale, che bisogna intervenire sull’energia. Giusto, ma è da tre anni al governo, e ha fatto esattamente l’opposto”.

Secondo l’ex sindaca di Torino, il governo ha rinunciato a tassare gli extraprofitti delle aziende energetiche, ha bloccato i fondi della Transizione 5.0 e ha smantellato le politiche industriali che sostenevano il tessuto produttivo. “In una qualsiasi azienda seria – ha affermato – con i risultati che hanno portato in questi tre anni, e con 26 mesi consecutivi di calo della produzione industriale, Meloni e Urso avrebbero già ricevuto una lettera di licenziamento”.

Una linea dura che anticipa la piazza

L’intervento di Appendino si inserisce in un momento delicatissimo per il governo, tra crisi economica e crescenti pressioni internazionali sul fronte mediorientale. Il Movimento 5 Stelle, da settimane molto attivo nella denuncia della situazione a Gaza e critico verso l’inazione europea, ha annunciato la propria partecipazione alla manifestazione nazionale del 7 giugno. Una giornata che, nelle intenzioni dell’opposizione, vuole marcare una netta differenza tra chi resta in silenzio e chi “ha il coraggio di chiamare le cose con il loro nome”.

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