Gemona del Friuli ritrova un frammento della sua storia: torna alla Biblioteca Glemonense un volume perduto da 49 anni.
È tornato a casa, dopo quasi mezzo secolo di silenzio e peregrinazioni internazionali, un prezioso volume a stampa del XVI secolo appartenente alla Civica Biblioteca Glemonense di Gemona del Friuli. Si tratta dell’edizione del 1535 delle “Opera omnia” in latino di Jacopo Sannazaro, uno degli autori più rappresentativi del Rinascimento napoletano, dispersa in seguito al devastante terremoto che nel 1976 colpì duramente il territorio friulano.



La cerimonia di riconsegna si è svolta il 27 maggio 2025, alla presenza del Sindaco di Gemona del Friuli, della direttrice della Biblioteca e dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Udine, protagonisti di un’indagine tanto complessa quanto significativa.
Una scoperta digitale e l’intuito degli investigatori
L’inizio della vicenda risale a maggio 2023, quando durante un’attività di monitoraggio online volta al contrasto del traffico illecito di beni librari, i Carabinieri TPC hanno individuato il volume in vendita su una piattaforma di e-commerce al prezzo di 200 euro. Il venditore risultava essere una coppia residente a Roma. L’antico tomo, riportante evidenti segni di catalogazione riconducibili alla Biblioteca Glemonense, è stato subito segnalato alla Procura della Repubblica di Roma, che ha disposto gli accertamenti del caso.
Il volume risultava assente dall’inventario post-sisma redatto negli anni ’80, un elemento decisivo per ricostruirne la scomparsa: probabilmente recuperato da ignoti tra le macerie causate dal terremoto, fu in seguito immesso sul mercato clandestino.
Il viaggio in Spagna e il rientro grazie alla “diplomazia culturale”
Nel frattempo, il libro aveva già cambiato proprietario: era stato acquistato in buona fede da un privato cittadino ad Alicante, in Spagna. Grazie alla collaborazione internazionale e alla cosiddetta “diplomazia culturale”, il possessore spagnolo, messo al corrente della provenienza illecita del volume, ha accettato di restituirlo volontariamente all’Italia.
Determinante è stato anche il comportamento collaborativo dei venditori romani: non solo hanno restituito la somma al compratore spagnolo, ma hanno offerto piena disponibilità agli inquirenti. Alla luce di questa condotta, la Procura ha archiviato le indagini a loro carico, riconoscendone la buona fede.
Il libro è rientrato in Italia sotto sequestro, grazie anche all’intervento congiunto del Nucleo TPC di Roma, ed è stato infine riconsegnato all’ente pubblico legittimo, dopo il dissequestro disposto dalle autorità giudiziarie.
Un ritorno simbolico, oltre che culturale
Il rientro della cinquecentina non rappresenta soltanto l’applicazione del principio costituzionale di tutela e restituzione dei beni culturali al territorio d’origine: è un atto simbolico, un gesto che contribuisce a ricucire la memoria collettiva di una comunità profondamente segnata dal sisma del 1976.
La Biblioteca Glemonense, uno dei cuori pulsanti della cultura carnica con un patrimonio di oltre 100.000 volumi — alcuni risalenti al XIV secolo — riacquista così un tassello del proprio corpus librario, testimonianza concreta della ricchezza intellettuale e spirituale della regione.
Questo successo investigativo dimostra ancora una volta il valore dell’attività svolta dai Carabinieri del TPC, baluardo della tutela del patrimonio culturale italiano, non solo nei grandi musei, ma anche nelle realtà territoriali più piccole e radicate.
Restituire un libro, in questo caso, ha significato restituire identità. E memoria.
