6 Ottobre 2026, martedì
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Dove si vive meglio in Italia: la qualità della vita per bambini, giovani e anziani

Bolzano, Gorizia e Lecco guidano le classifiche del benessere generazionale. Il Sud resta indietro, penalizzate anche le grandi città dal caro-affitti e da scarsa vivibilità urbana.

Un’Italia a tre velocità: il benessere delle generazioni nei territori italiani

Un’Italia frammentata, dove la qualità della vita cambia drasticamente a seconda dell’età e del luogo in cui si vive. È questo il quadro che emerge dall’indagine annuale del Sole 24 Ore sulla Qualità della vita per fasce d’età, presentata al Festival dell’Economia 2025. Lo studio, arricchito da un approfondimento condotto da Eumetra in collaborazione con Save the Children, fotografa le condizioni di benessere di bambini, giovani e anziani in tutte le 107 province italiane.

Al vertice della classifica si confermano realtà del Nord-Est, in particolare Bolzano, Gorizia e Lecco, che si distinguono rispettivamente per la qualità della vita degli over 65, dei giovani tra i 18 e i 35 anni, e dei bambini fino a 14 anni. In fondo, invece, il Mezzogiorno e le grandi città metropolitane, dove il benessere generazionale è minato da fragilità economiche, sociali e infrastrutturali.

Bolzano: capitale del benessere per gli over 65

Bolzano si impone come la miglior città italiana per gli anziani. I dati parlano chiaro: la provincia vanta il più basso consumo di farmaci per patologie croniche, un’elevata spesa sociale per la terza età e una rete diffusa di biblioteche e servizi culturali, elementi fondamentali per l’invecchiamento attivo e la socializzazione.

Gorizia, laboratorio europeo per i giovani

Gorizia si conferma per il secondo anno consecutivo al vertice della classifica dedicata ai giovani adulti. Capitale europea della cultura transfrontaliera 2025, la città friulana condivide un tessuto urbano vivace e dinamico con Nova Gorica. Tra i suoi punti di forza:

  • una densità elevata di locali e iniziative culturali in rapporto ai residenti,
  • alta incidenza di contratti a tempo indeterminato tra i giovani,
  • e un età media più bassa per il primo figlio tra le donne (31,6 anni contro i 32,6 della media nazionale).

Un ecosistema che stimola autonomia, progettualità e accesso al lavoro stabile.

Lecco, il paradiso per l’infanzia

Sul fronte dell’infanzia, Lecco conquista la vetta grazie a un insieme virtuoso di indicatori:

  • È prima nell’indice “Sport e bambini”, che misura la diffusione e la qualità delle attività sportive per i più piccoli.
  • Si posiziona tra i primi posti nei test Invalsi, a conferma dell’eccellenza scolastica.
  • Presenta una bassissima incidenza di reati a danno di minori.

Una città dove crescere è sinonimo di sicurezza, stimoli educativi e benessere sociale.

Il divario del Mezzogiorno: una frattura strutturale

L’analisi territoriale evidenzia come il Sud Italia sia ancora in forte ritardo, nonostante alcune eccezioni locali. Nelle classifiche per bambini, giovani e anziani, il Mezzogiorno occupa 19 delle ultime 20 posizioni per i bambini, 15 per gli anziani e 10 per i giovani.
Chiudono la graduatoria:

  • Trapani (anziani),
  • Caltanissetta (bambini),
  • Vibo Valentia e Crotone (giovani).

Il divario non è solo economico: pesa l’insufficienza dei servizi, la precarietà occupazionale, la debolezza educativa e culturale.

Le grandi città? Vivere costa troppo

Sorprende ma non troppo il fatto che anche le grandi città siano penalizzate, soprattutto nell’indice dedicato ai giovani. Il problema principale è il caro-affitti, che incide in modo sproporzionato sui redditi medi.

  • Roma è fanalino di coda (107ª),
  • seguita da Napoli (104ª),
  • Milano (101ª) e Torino (90ª).

In tutte e quattro, il canone d’affitto supera il 30% del reddito dichiarato, rendendo la vita urbana meno sostenibile per i giovani in cerca di autonomia.

Ragazzi poco autonomi, ma super connessi

Il rapporto si chiude con uno sguardo sui più giovani, grazie a un’indagine di Eumetra su un campione nazionale di adolescenti tra gli 11 e i 15 anni. I dati mostrano un quadro in chiaroscuro:

  • 1 su 3 non svolge i compiti da solo (tra i maschi, 2 su 5),
  • meno del 40% pratica sport senza accompagnamento,
  • solo il 33% degli studenti delle medie usa i mezzi pubblici autonomamente,
  • meno del 50% va a scuola senza adulti.

L’unico ambito in cui l’autonomia è massima è il digitale:

  • il 78% utilizza dispositivi digitali da solo,
  • oltre l’80% lo smartphone, spesso in totale assenza di supervisione.

Un’Italia da riequilibrare

L’indagine conferma che in Italia la qualità della vita non è uguale per tutti e, ancor più, non è uguale dappertutto. Per costruire un Paese che non lasci indietro nessuna generazione, servono politiche territoriali mirate, investimenti su scuola, lavoro, servizi e cultura. Solo così si potrà trasformare un’Italia a tre velocità in un sistema più equo e coeso.

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