6 Ottobre 2026, martedì
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Mogadiscio, strage tra i giovani aspiranti soldati: attentato suicida fa 13 morti

Un kamikaze si infiltra in un centro di reclutamento travestito da recluta e si fa esplodere. Ventuno i feriti. Il Paese ripiomba nell’incubo del terrore.

MOGADISCIO – Si è trasformata in una mattina di sangue e terrore quella di ieri nella capitale somala, dove un attentatore suicida si è fatto esplodere all’interno di un centro di reclutamento militare, provocando la morte di almeno 13 persone e il ferimento di altre 21. Le vittime erano per lo più giovani in attesa di arruolarsi, in fila davanti alla struttura nella speranza di un futuro migliore, spezzato in un istante dalla violenza.

Secondo le prime ricostruzioni fornite dalle autorità locali, il kamikaze si sarebbe introdotto tra i candidati camuffandosi da recluta. È riuscito così a superare i primi controlli e a raggiungere la zona interna del centro, dove si è poi fatto esplodere, seminando morte e panico.

“C’è stata una fortissima esplosione, e subito dopo le persone hanno cominciato a urlare e fuggire ovunque. I corpi erano sparsi sul terreno”, ha raccontato ancora sotto shock Abdulkadir Hassan Mohamed, un autista di tuk-tuk che si trovava nei pressi dell’ingresso al momento della deflagrazione.

L’attacco non è stato ancora rivendicato, ma i sospetti si concentrano sul gruppo jihadista Al-Shabaab, affiliato ad Al-Qaeda, attivo da anni nel Paese e responsabile di numerose azioni terroristiche contro obiettivi militari e civili. La strategia del terrore, ancora una volta, colpisce con precisione brutale uno dei punti più vulnerabili del Paese: la gioventù che cerca di servire lo Stato, di cambiare il proprio destino.

Il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud ha condannato con fermezza l’attacco, definendolo “un vile atto di codardia contro il futuro del nostro esercito e della nostra nazione”. Le autorità hanno annunciato un’inchiesta immediata per chiarire eventuali falle nei sistemi di sicurezza e prevenzione.

La Somalia, da anni afflitta da instabilità politica, conflitti armati e crisi umanitarie, si ritrova ancora una volta a fare i conti con la brutalità di un terrorismo che continua a minare ogni tentativo di normalizzazione. E intanto, tra le strade polverose di Mogadiscio, si piangono ancora i giovani caduti prima ancora di iniziare il loro cammino.

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