ROMA – Il nuovo assetto delle accise sui carburanti entra in vigore e infiamma immediatamente il dibattito politico. A poche ore dalla comunicazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è la vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino, a prendere la parola con toni durissimi: «Si chiama “riallineamento”, ma è una nuova tassa mascherata che finirà per gravare su cittadini e imprese», denuncia in una nota ufficiale.
Secondo la deputata pentastellata, la misura adottata dal governo Meloni comporterà un inevitabile aumento dei costi a catena, in particolare per via del gasolio, che rappresenta la colonna portante del trasporto merci nel Paese. «Ogni anno – sottolinea – in Italia si consumano circa 28 miliardi di litri di gasolio, quasi il triplo rispetto ai 11 miliardi di litri di benzina. È il carburante che muove le merci lungo tutta la Penisola».
Da qui la previsione: con l’aumento delle accise, le aziende del trasporto su gomma scaricheranno i nuovi costi sulla distribuzione, generando rincari che – avverte Appendino – si rifletteranno rapidamente sui prezzi al consumo, a partire dagli scaffali dei supermercati. «Una scelta miope e dannosa in un contesto economico già teso», osserva.
Non manca nel suo affondo un richiamo diretto alla presidente del Consiglio. «Che parabola deprimente – commenta – per Giorgia Meloni, che da leader dell’opposizione si faceva fotografare alle pompe di benzina promettendo l’abolizione delle accise. Oggi, da premier, fa esattamente il contrario».
Il governo difende il provvedimento come un’operazione di riordino e trasparenza fiscale, ma l’opposizione lo legge come l’ennesimo passo indietro sul fronte del potere d’acquisto delle famiglie e della competitività delle imprese. Un tema destinato a rimanere al centro dello scontro politico nei prossimi giorni, mentre gli italiani fanno i conti, ancora una volta, con il caro carburanti.
