9 Ottobre 2026, venerdì
HomeItaliaCronacaStrage di Erba, la Cassazione chiude il caso: “Prove granitiche, nessuna revisione”

Strage di Erba, la Cassazione chiude il caso: “Prove granitiche, nessuna revisione”

I giudici supremi respingono il ricorso per la riapertura del processo. Olindo Romano e Rosa Bazzi restano all’ergastolo: “Quadro accusatorio solido, conferme minuziose e convergenti”

Il caso giudiziario più controverso e dibattuto degli ultimi vent’anni resta chiuso. La Corte di Cassazione ha definitivamente respinto la richiesta di revisione del processo per la strage di Erba, confermando la condanna all’ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi, ritenuti responsabili dell’eccidio avvenuto l’11 dicembre 2006.

Con la pubblicazione delle motivazioni della sentenza, i giudici mettono fine, almeno per ora, a un acceso dibattito pubblico e mediatico, chiarendo che il quadro probatorio a carico dei due coniugi è “di notevole solidità”. Non solo per la forza autonoma delle prove raccolte, ma anche per l’esistenza di una rete “innumerevole e minuziosa di riscontri incrociati” che rendono il tessuto logico-giuridico “inattaccabile”.

Le motivazioni: “Nuovi elementi inconsistenti”

Nel loro verdetto, i giudici di piazza Cavour hanno ritenuto irrilevanti e insufficienti le nuove ipotesi difensive presentate dagli avvocati di Olindo e Rosa, che puntavano a ottenere la revisione del processo sulla base di elementi ritenuti innovativi e potenzialmente esoneranti. La Corte, tuttavia, ha ribadito che questi elementi non scalfiscono il corpo dell’impianto accusatorio già sancito in tre gradi di giudizio.

“La base di raffronto – scrive la Cassazione – è costituita da un tessuto logico-giuridico solido, costruito su prove che, singolarmente e nel loro insieme, risultano coerenti e pienamente convergenti”.

Un caso che continua a dividere

La strage di Erba, in cui furono brutalmente uccisi Raffaella Castagna, il figlio Youssef di appena due anni, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini, ha da tempo travalicato le aule di giustizia, diventando un caso sociale e mediatico. Negli anni, numerose ricostruzioni alternative, documentari e inchieste giornalistiche hanno rilanciato dubbi sull’effettiva colpevolezza dei due coniugi, alimentando un movimento di opinione che chiede la revisione del processo.

Tuttavia, la decisione della Cassazione arriva come una pietra tombale su queste richieste: il quadro accusatorio – secondo i supremi giudici – resta integro, coerente, non indebolito da nessuno dei nuovi elementi avanzati dalla difesa.

La difesa non si arrende

Nonostante il rigetto, gli avvocati di Olindo e Rosa hanno già annunciato che proseguiranno nella battaglia legale, valutando nuove strade per tenere aperto il dibattito sulla revisione. “Non ci fermiamo qui – hanno dichiarato – Continueremo a lavorare per dimostrare l’innocenza dei nostri assistiti”.

Nel frattempo, la sentenza della Cassazione rafforza la posizione della Procura e delle vittime, che da anni difendono l’esito giudiziario come il frutto di indagini accurate e sentenze giuste.

Un epilogo giudiziario, ma non mediatico

Se dal punto di vista giuridico il caso Erba può dirsi archiviato, resta ancora aperta la questione morale e civile: quella che riguarda il confine tra giustizia e verità, tra diritto alla revisione e certezza della pena, tra la forza delle sentenze e il peso delle domande che, nell’opinione pubblica, continuano a circolare.

Ma per la Cassazione, il messaggio è chiaro: nessun nuovo processo, nessuna nuova verità giudiziaria. Olindo e Rosa restano colpevoli.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti