WASHINGTON – Un evento senza precedenti scuote la frontiera tra Messico e Stati Uniti: diciassette familiari di Joaquín “El Chapo” Guzmán, storico leader del Cartello di Sinaloa, si sono consegnati volontariamente alle autorità statunitensi al valico di San Ysidro, tra Tijuana e San Diego. La notizia, diffusa dal giornalista investigativo Luis Chaparro e confermata da fonti messicane, segna un punto di svolta nella lunga guerra tra Washington e il narcotraffico messicano.
Tra le figure chiave che hanno attraversato il confine figurano Griselda López, seconda ex moglie del narcotrafficante, nonché madre di Ovidio Guzmán López, alias El Ratón (“Il Topo”), uno dei leader emergenti del cartello, arrestato in Messico ed estradato negli USA nel settembre 2023. Con lei, anche una figlia di El Chapo, diversi nipoti e altri congiunti, immortalati con valigie al seguito nelle immagini diffuse sui social.
L’iniziativa appare collegata a un cambio di strategia difensiva della famiglia Guzmán. Solo pochi giorni fa, il 6 maggio, Ovidio Guzmán ha infatti patteggiato con la giustizia americana, ammettendo le proprie responsabilità in numerosi reati legati al narcotraffico davanti a una corte federale di Chicago. Un accordo che, secondo fonti vicine all’inchiesta, potrebbe aver aperto la strada a una serie di collaborazioni con il Dipartimento di Giustizia, con l’obiettivo di ottenere una riduzione della pena e, al tempo stesso, tutelare i familiari da possibili ritorsioni o procedimenti paralleli.
L’arrivo dei parenti di El Chapo negli Stati Uniti sotto la supervisione dell’FBI apre ora una nuova fase nei rapporti tra le autorità statunitensi e i membri dell’ex cerchia ristretta del cartello. Non è ancora chiaro se i 17 abbiano deciso di collaborare attivamente con l’intelligence americana o se la loro mossa rientri in un piano più ampio di protezione e riorganizzazione della rete familiare.
Condannato all’ergastolo nel 2019 da un tribunale di New York per un impressionante elenco di crimini – traffico di tonnellate di droga, omicidi, corruzione e riciclaggio – El Chapo Guzmán rappresenta tuttora un’icona del potere e della violenza dei narcos messicani. Il suo clan familiare, tuttavia, sembra oggi orientato a prendere le distanze dalla linea dura del cartello, forse nel tentativo di evitare la stessa sorte del patriarca.
Gli inquirenti americani, nel frattempo, mantengono il massimo riserbo sui contenuti delle dichiarazioni rese dai familiari e sugli eventuali benefici previsti in cambio della loro collaborazione. Ma è evidente che qualcosa si muove ai vertici dell’organizzazione criminale più potente del Messico, e che le sue fratture interne stanno iniziando a emergere in modo sempre più visibile.
Un gesto che potrebbe segnare l’inizio della fine per il Cartello di Sinaloa così come lo abbiamo conosciuto finora.
